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Full text of "luther-blissett-rivista-di-guerra-psichica-0-1995"

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Legenda Metropolitana: 

Luther Blissett 

Rivista di Guerra Psichica e Adunate Sediziose 
Numero Zero 
Aprile/Maggio 1995, 
bimestrale. 

Supplemento cartaceo a Radio K Centrale, 

Reg. Trib. di Bologna numero 6170 del 15.2.1993 

Direttore Responsabile: Claudio Buttazzo 

Questa rivista è liberamente piratabile, diventa anche tu Luther Blissett! 

Il personaggio ritratto nella fotografia a pag.3 è Luther Blissett. 

Il personaggio ritratto nella fotografia a pag.ll è Riccardo Paccosi. 

Il personaggio ritratto nella fotografia a pag.12 è Ilenya. 

Il personaggio ritratto nella fotografia a pag.14 è il celebre prestigiatore Silvan. 

Il personaggio ritratto nella fotografia a pag.18 è Bruno Conti. 

Il personaggio ritratto nella fotografia a pag.20 è Gianni Morandi. 

Il personaggio ritratto nella fotografia a pag.XIII (bollettino APB) è Ricardo Botili Levi Saghibù! 

Il testo nell'immagine a pag.12 è liberamente tratto da Sabotaggio Elettronico, Criticai Art 
Ensemble, ed.Castelvecchi, febbraio 1995. 

Gli occhi di Ilenya spaccano il culo a Decoder. 

La redazione tutta prende distacco da: 

- le scelte di Luther Blissett, presidente dell' APB, sull'aspetto grafico delle pagg.XII e XIII del 

Bollettino dell' APB; 

- sé stessa nelle scelte estetiche di pag.16. 

Leditore, Luther Blissett, ha costretto Luther Blissett 
a realizzare lo spazio promozionale di pag.14. 

La redazione di Luther Blissett è contattabile presso : 
APB Signor Guglielmi, 
C.R 744 

40100 Bologna Centrale 

- 

Amministrazione e Distribuzione : 

Grafton 9, 
Via Paradiso, 3 
40122 Bologna 
tel. 051/266320 



Attenzione: Questa non è una rivista fascista. 



1. LUTHER BLISSETT è un personaggio-metodologia. Lidea è quella di suscitare 
un interesse morboso nelle opere, azioni e reputazioni di LUTHER BLISSETT. LUTHER 
BLISSETT vuole fuggire dal carcere dell'Arte e CAMBIARE IL MONDO. A questo 
scopo si adopera per presentare alla società capitalistica un'angosciante immagine di 
sé stessa, e disprezza gli architetti catalani di mezza età 

2. Chiunque può divenire LUTHER BLISSETT semplicemente dichiarandosi parte 
del progetto e firmandosi col nome collettivo LUTHER BLISSETT. Si tratta di un 
genuino esperimento esistenziale, un esercizio di filosofia pratica. LUTHER BLISSETT 
desidera vedere cosa succede quando si cessa di distinguere tra chi costruisce e ciò 
che viene costruito: la scultura del Mosè di Michelangelo diviene la storia di un'afasia 
che porta all'autolesionismo e al suicidio, mentre gli architetti postmoderni muoiono 
per overdose di anabolizzanti, screditando le palestre in cui si allenavano e dopavano. 
E' un giochino che aiuta a capire molte cose. 

3. LUTHER BLISSETT ripone la propria fede in una filosofia pratica, ma disdegna e 
boicotta lo studio della logica come avviene nelle università o in altri istituti autoritari. 
Il Progetto LUTHER BLISSETT va sperimentato per strada, ed implica la creazione 
continua di stili di vita libertari - non astrazioni teoriche spacciate per "critica radica- 
le". 



4. Il capitalismo domina le cose e le persone nominandole e descrivendole: "Tu sei 
un Io". "No, io non voglio più essere un Io, voglio essere infiniti li!". Il nome collettivo 
distrugge i meccanismi di controllo della logica borghese. Senza possibilità di classifi- 
cazione, il potere non può imporre identità precotte e predigerite, né operare per 
metterle una contro l'altra. Pavlov muore coi suoi fottuti campanelli. 

5. Poiché il mondo in cui viviamo va destrutturato e cambiato da cima a fondo, 
abbiamo adottato un nome collettivo. Ogni azione firmata LUTHER BLISSETT è 
una sfida al Dominio, è la dimostrazione che siamo ingovernabili. 

6. Il Progetto LUTHER BLISSETT è stato avviato nel 1994 dal musicista e performer 
californiano Coleman Healy, che ne ha poi attribuito la "paternità" a Harry Kipper, 
un inglese immaginario. Questa sorta di teogonia, per tutto lo scorso anno, ha costi- 
tuito un nome collettivo parallelo: mentre usavano il nome LUTHER BLISSETT, va- 
rie situazioni in tutto il mondo cooperavano per diffondere false voci su Harry Kipper. 
Rientra in questo sottoprogetto quella che i media italiani hanno chiama- 

to la "beffa a 'Chi l'ha visto?'", su cui non abbiamo più intenzione di JH 
spendere parole. 



LUTHER BLISSETT 




pagina 3 



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Testo: Luther Blissett 
Musica: Koncealed Konceit, Walkabout tree 



Liberti) is an extraordinary manifestation of 
the body 

K.R.Callan, Marx, Christ and Satan united 
in struggle 

La Geografia moderna è nata per risponde- 
re alle esigenze commerciali e coloniali delle 
potenze europee a cavallo tra XV e XVI se- 
colo. Cristoforo Colombo, Bartolomeo Dias, 
Amerigo Vespucci, Ferdinando Magellano, 
Vasco de Gama erano cacciatori d'oro, di 
spezie e di schiavi, e per questo hanno navi- 
gato, scoperto e "mappato" il mondo. 
La mappa topografica è per concezione stes- 
sa uno strumento di controllo del territorio, 
tant'è vero che siamo abituati a considerarla 
tanto più pregevole quanto più è dettagliata. 
Essa nasce come strumento bellico e ammi- 
nistrativo per le monarchie assolute dell'Eu- 
ropa moderna e - in un secondo tempo - 
come mezzo indispensabile per poter svilup- 
pare politiche colonialiste e imperialiste. 
Tra il 1827 e il 1828 il francese Caillié si spin- 
se nella regione del fiume Niger e fu il primo 
europeo a giungere fino a Timbuctu. Gli in- 
glesi Livingstone e Stanley, fra gli anni cin- 
quanta e settanta del XIX secolo, percorsero 
da oriente a occidente il continente africano. 
Il tedesco Nachtigal, tra il 1871 e il 1874, at- 
traversò le regioni del Ciad. "Gli obiettivi che 
questi esploratori si ponevano non erano però 
esclusivamente scientifici. Spesso per conto 
dei loro governi negoziavano trattati di ami- 
cizia con i capi indigeni, che in un secondo 
momento sarebbero serviti a legittimare l'oc- 
cupazione militare degli stati europei" (A. De 
Bernardi - S. Guarracino, / tempi della storia). 



Da questo punto di vista l'interesse di uno 
psicogeografo è che Yhic sunt leones campeggi 
su uno spazio bianco sempre più esteso. 
Ma quello di cui soprattutto dobbiamo essere 
consapevoli è che nella storia della cultura oc- 
cidentale si sono avuti alcuni punti di svolta 
in cui essa si è determinata secondo certe di- 
rettrici e non secondo altre. In particolare la 
concezione della territorialità che noi posse- 
diamo e che i paesi dell'Occidente capitalisti- 
co hanno sviluppato nel corso dei secoli non 
deve essere vista come una conseguenza ine- 
luttabile e necessaria di certe premesse stori- 
co-antropologiche (bando a ogni 
determinismo spicciolo). Molte conoscenze 
nonché concezioni dello spazio, che culture 
europee (o vicine all'Europa) più antiche pos- 
sedevano da millenni, sono state perse, se 
non consapevolmente abbandonate, a segui- 
to tanto dei flussi e riflussi storici quanto di 
svolte/scelte specifiche. 
E' il caso - solo per fare un esempio - degli 
antichi Egizi, la cui cultura ormai al crepusco- 
lo venne saccheggiata dai Greci che, pessimi 
apprendisti, conservarono ben poco delle loro 
nozioni scientifiche, per non parlare della loro 
concezione dello spazio/tempo, andata quasi 
completamente perduta. 1 
Gli Egizi avevano sviluppato un complesso 
di conoscenze astronomico-matematiche con- 
nesso con un approccio simbiotico al territo- 
rio che consentiva loro di convivere col Gran- 
de Nilo. Ad esempio riuscivano - come già le 
civiltà mesopotamiche - a gestire i MHBH 
cicli naturali del fiume senza dover 
distruggere l'ecosistema territoria- 3B 
le. ■ M 

Ben poco dei risultati raggiunti dal- I 



W/l/lfl/l/I ^ 




Fig. 3 a - Mummia Reale nella Tomba di Ramsete IX 

la civiltà egiziana venne salvato dai Greci, 
popolo di mercanti-soldati più interessato a 
studiare l'ottica per riuscire a bruciare le navi, 
che per regolare i cicli dell'agricoltura su basi 
astronomiche e scientifiche2. 



asir 



quanto riguarda la concezione del terri- 
torio, anzi la coscienza del territorio, è possi- 
bile rintracciare diversi indizi psicogeografici 
nelle culture arcaiche, ad esempio quella 
druidica dei Celti, della quale però sappia- 
mo ancora molto poco, o quella aborigena 
australiana che si è sviluppata del tutto indi- 
pendentemente dalle vicende europee (sul 
prossimo numero di Luther Blissett ci occu- 
peremo specificamente degli Aborigeni). 
La parola druido ha un'etimologia interes- 
sante. Il vocabolo "5pu<;", in greco antico, si- 
gnifica "quercia"; la radice wid, nelle lingue 
indoeuropee, genera verbi come il greco eiSov 
(vedere/sapere) e il latino video 
(vedere). Il Druido (8pm8a) èco- 
lui che conosce le querce, ossia i 
segreti della foresta, un sapiente 
che ha una speciale coscienza/co- 
noscenza di un certo territorio e 

6 




che non la usa per con- 
trollarlo militarmente. 
Quello che sappiamo è 
che i Druidi non erano 
semplici erboristi, bensì 
una comunità aperta di 
sapienti che aveva la sua 
sede naturale nei boschi3. 
Sappiamo inoltre - ma ce 
ne occuperemo più ap- 
profonditamente in segui- 
to - che i Druidi avevano 
individuato una rete sot- 
terranea di Ley-lines (li- 
nee di energia geodetica), 
lungo le quali costruivano 
i cimiteri e i circoli sacri. 
Nella distruzione della sa- 
pienza druidica da parte 
del cristianesimo romano 
si è avuto un altro punto 
di svolta, che ha determinato la perdita di 
quel tipo di approccio al territorio e ne ha 
fatto prevalere un altro: quello appunto del 
controllo militare e commerciale. Quella gre- 
co-latina era la cultura più forte in quel mo- 
mento (e la meglio armata) e si è natural- 
mente imposta sulle altre. Così i segreti delle 
querce sono andati perduti per sempre4. 

Ma il primo tentativo di cui si abbia testimo- 
nianza di contrapporre una ri-mappatura anv 
tagonista a quella ufficiale, risale al Medioe- 
vo. In particolare ad alcune maestranze di in- 
tagliatori della pietra che furono il prototipo 
per quella che divenne poi la Massoneria. 
I Magistri Comacini parteciparono all'edifi- 
cazione di molte importanti chiese su un'area 
vastissima, dall'Atlantico all'Armenia. Il loro 
contributo è rilevabile dalla presenza di una 
particolare simbologia pre-cristiana. Ad esem- 
pio il "serpente" è una delle figure più ricor- 
renti - raffigurazione del Maligno per i cristia- 
ni, ma già simbolo delle sorgenti acquifere 
per le culture precedenti. E infatti molte delle 
basiliche costruite nel tardo periodo imperia- 
le e nel Medioevo sorgevano proprio su fai- 



de sotterranee, che si supponeva mettessero in collegamento fra loro i vari siti. 
E' interessante il fatto che i simboli dei Comacini ricorrano frequentemente nei monasteri dei 
frati Cistercensi, probabilmente un ordine anch'esso legato alla ri-mappatura del continente. 
Ma l'aspetto più interessante di questi ordini monastici e pseudo-monastici (pensiamo ai 
Templari) è il fatto che riuscissero a tenere i contatti e le comunicazioni tra i vari centri 
religiosi, ignorando qualsiasi tipo di confine geografico e politico. Essi avevano costruito un 
network di collegamenti che copriva l'intera Europa e parte del Medio Oriente, mantenendo 
"in viaggio" monaci, pellegrini, maestranze di ingegneri, eccetera in un'epoca nella quale 
raramente l'uomo medio riusciva a non nascere-vivere-morire nello stesso posto! 
Collegando i monasteri di ogni Ordine e poi quelli di tutti gli Ordini tra loro si ri-mappa 
l'Europa medievale e si può avere un'idea di quale visione questi "poveri fraticelli" posse- 
dessero. Quella di un continente in cui gli spostamenti fisici e la trasmissione di informazioni 
e di cultura non erano limitati da confini di sorta. 

Non suonano quindi anacronistiche le parole di Ugo da San Vittore, vissuto nel XII secolo 
d.'C: "lluomo che trova dolce la sua patria non è che un tenero principiante; colui per il quale 
ogni terra è come la propria è già un uomo forte; ma solo è perfetto colui per il quale tutto il 
mondo non è che un paese straniero". 




La concezione della territorialità sopravvissuta e imposta al resto del mondo non è quindi 
l'unica che l'Occidente abbia partorito. E poiché lo psicogeografo non fa della "critica geo- 
grafica", bensì, appunto psicogeografia, è inevitabilmente interessato a indagare tutti i filoni 
sommersi, prevaricati e per buona parte ancora sconosciuti, che portino elementi alla crea- 
zione di una Nuova Coscienza del Territorio. 



Note: 

1 Talete, Euclide e Pitagora , ancor' oggi considerati i padri fondatori della geometria e della fisica, si 
arrogarono la paternità di teoremi non loro, che avevano copiato alla beli' e meglio durante i loro 
tours nel bacino del Mediterraneo. Quei teoremi facevano parte del patrimonio culturale di civiltà più 
antiche e i "moderni" Greci li hanno tramandati a pezzetti, disgiunti dal contesto, costringendo così i 
posteri a "riscoprire" buona parte di quello che gli Egiziani già sapevano e condizionando pesante- 
mente tutto l'approccio scientifico occidentale. 
Cfr. A.Gambalunga, Fisica Rara, Ed. Synergon, 1995, Bologna. 

2 Ibidem. 

3 S.Piggott, // mistero dei Druidi, Newton Compton Ed., 1982, Roma. 

4 Prossimamente ci occuperemo delle particolari forme in cui la sapienza druidica è 
sopravvissuta ai millenni. Lo sapevate che il nonno di Jamie Reid (grafico dei Sex 
Pistols) era capo dell'Ordine dei Druidi e che era un socialista utopista? 

pagina 7 




LUTHER BLISSETT INTERVIENE 

AL CONVEGNO "DIRITTO 
ALLA COMUNICAZIONE NELLO 
SCENARIO DI FINE MILLENNIO" 
DI PRATO (FI) DEL 19/2/95 

Questo messaggio giunge da Luther Blissett. 

L.B. è un gaudente terrorista culturale ad identità multipla che intende circolare e proliferare in ma- 
niera gioiosa ed incontrollata dentro ogni contesto reticolare - sia esso telematico, postale, sociale, 
corporeo e di ogni altro tipo. 

In un incontro che avveniva ad Amsterdam nel 1989 sugli stessi temi che discutiamo oggi, veniva 
dichiarato: "// diritto all'informazione è al tempo stesso diritto alla Deformazione, che appartiene a 
tutto il mondo." 

Questo diritto consiste innanzitutto nella consapevolezza che, come la scienza od ogni altro Codice, 
nessuna informazione è mai neutra. Poi nel diritto inalienabile per ciascun essere umano a dire il Vero, 
il Falso o il Verosimile. 

Il nuovo fascismo mediatizzato che avanza non ha affatto, oppure ha solo episodicamente, le sembianze 
televisive di Silvio B. 

Il nuovo fascismo mediatizzato è, semplicemente, la Dittatura del Codice. Questa dittatura si esprime 
attraverso la distruzione del Senso, la criminalizzazione del Piacere, l'imposizione di Identità Fittizia. 
Dunque il difficile compito che si impone ai libertari in questa fine di secolo è Scardinare il Codice e 
Debellare le Identità imposte - ovunque esse si manifestino. Ma ciò, come è chiaro a tutti, non è 
questione che riguarda solo le reti telematiche. 

Per tornare quindi alle istanze specifiche di questo incontro: da molte parti sono giunti appelli a 
trovare forme di mobilitazione per contrastare la letale tenaglia formata da lobbies mercantili e istitu- 
zioni legislatrici. L.B. ritiene indispensabile che tutte le forme "classiche" vengano almeno affiancate 
da altre che tengano specificamente conto degli strumenti che usiamo e di cui stiamo discutendo. In 
definitiva L.B. propone di indire Scioperi, Manifestazioni, Blocchi stradali e Picchetti dentro le Reti 
della Comunicazione Telematica e di Massa, attraverso la produzione indiscriminata ma consapevole 
di Falsi e di Veri falsi; attraverso l'intasamento via telematica e fax delle redazioni locali, quindi a costi 
molto contenuti. 

Ancora, attraverso la veicolazione fuori dai confini nazionali di accurate descrizioni della situazione 
italiana che propongano alla comunità telematica mondiale di intasare i canali italiani con un enorme 
ed insignificante flusso di dati verso di essi. 

Infine L.B. sarà lieto di fornire a chiunque la propria Vera Falsa Carta d'Identità da distribuire a piene 
mani a tutti i Sys Op. inquieti del pianeta. 

ATTACCATE IL CODICE SABOTATE LA MERCE DIVENTATE LUTHER BLISSETT 




Mentre stiamo chiudendo la rivista arriva Luther, che durante le sue derive e peregrinazioni è passato 
per Napoli. Sorridente, Luther estrae dal tascapane un manifesto scortecciato direttamente da un 
muro di Partenope. Vi si annuncia un'iniziativa dal seguente nome: "SITUAZIONISTI & 
NEOSITUAZIONISTI - giornata di dibattito ed esperienze situazioniste", svoltasi giovedì 23 Febbraio 
alla Facoltà di Lettere e Filosofia. Il nome Luther Blissett compare, assieme a quello dell'appassionato 
di fotografia Pino Bertelli e alla redazione della rivista FANzine (di cui consigliamo la 
"| lettura), tra quelli dei presenti al dibattito delle 17.30: "LA RIVOLTA SITUAZIONISTA". 



PER INFO: Tel. 081-210512 Fax 081-296150 (FANzine), Maurizio Braucci 



DEVENTE ANCJE TU LUTHER BLISSETT. 

A Udine, città da cui partì la famosa beffa a "Chi l'ha visto?", Luther Blissett è un/a poeta e performer 
che si esprime in lingua furlana al centro sociale 3Blinca. Ma Luther è anche un/a Dj, produce 
trasmissioni pirata da "copiare e diffondere", fa partire derive psicogeografiche da Radio Onde Furlane, 
fabbrica clandestinamente autoadesivi che vengono fatti circolare in tutta Italia. 
Per Contatti: Radio Onde Furlane, Tel. 0432-530614 Fax 0432-530801 



"Quando punto la mia pistola 
contro un membro della classe dominante, 
la sua canna è un dito che indica 
l'eternità. " 



LUTHER BLISSETT 
VS. 
OPERNBALL 




Ogni anno, verso la fine di febbraio, ha 
luogo a Vienna l'"OpernbaH", il "ballo al- 
l'opera" dove usano riunirsi l'alta borghe- 
sia e i burocrati di mezza Europa. Ma ogni 
anno davanti all'opera di Vienna si assi- 
ste ad uno spettacolo ben più divertente: 
la contestazione aH'"Opernball". Gli invi- 
tati che, nell'atto di entrare, sfilano in 
smoking e pellicce, vengono calorosamen- 
te salutati dal "popolo" con un fitto lan- 
cio di uova marce, vernice, sassi e quan- 
t' altro possa essere lanciato. Solo in un 
secondo momento le forze di polizia rie- 
scono a disperdere i contestatori, che si 
allontanano distruggendo vetrine ed altri 
arredi del centro di Vienna. 
Perché vi racconto questo? Beh, più o 
meno a metà febbraio, sfogliando 
"TATblatt" (quindicinale della sinistra ex- 
tra-parlmentare austriaca) del 2/5, ho notato che il manifesto che invita a partecipare alla contesta- 
zione anti - "Opernball" è firmato da Luther Blissett, cioè da me: "23.Februar 1995: Wir holen uns die 
Solidarabgabe jetzt! Treffpunkt: 1 9Uhr Schwarzenbergplatz". Verantworthlich fuer das Plakat zeichnet 
sich dem Impressum nach ein gewisser Luther Plisset, [...]" [grassetto mio] 
Che significa pressapoco: "23 Febbraio 
1995: Prendiamoci la Solidarabgabe (una 
strana tassa austriaca) adesso! Concen- 
tramento in Piazza Schwarzenberg". "Re- 
sponsabile per il manifesto è secondo 
l'Impressum è un certo Luther Plisset". 
Non so se l'errore sia da imputare al gior- 
nale o agli autori del manifesto... forse è una germanizzazione del multiple name. 
A partire dal 24 febbraio, ho cercato di sapere se la contestazione era effettivamente 
avvenuta, ma a Bologna, Dio solo sa il perché, non arrivano più i giornali austriaci. Le 
mie telefonate a Vienna hanno ottenuto risposte evasive o comunque insoddisfacenti. In 
Internet non ho trovato nulla. Non resta che attendere il prossimo "TATblatt". 



DEVAST 



Lut^e r New- 




Il teatro situ 



Testo: Riccardo Paccosi 
Musica: Prima Sinfonia di Mahler, 
terzo movimento 



E vidi cielo nuovo e terra nuova: 

perchè il cielo e la terra di prima se n'erano andati 

(Apocalisse, cap.21, w.l) 

Il primo stage di teatro e psicogeografia a Bologna si è svolto nelle sale dello spazio giovani del 
quartiere Navile dal 21 al 25 Febbraio. E' stato condotto da me in base ai principi del Metodo Luther 
Blissett (tale è il nome utilizzato dall'attore che a Londra, tre anni fa, inventò il suddetto Metodo). Lo 
stage si è articolato nei seguenti punti: 

1. Training fisico sul rapporto corpo-spazio (impulso, acrobatica, percezione dello spazio). 

2. Training sulla percezione dei segni urbani in chiave poetica ed onirica. Questa parte si è svolta 
camminando per le strade della zona Bolognina: gli attori annotavano su un foglio ciò che percepiva- 
no. Gli elementi annotati venivano quindi disposti in sequenza, a mo' di racconto. 

3. In base alle suggestioni inflitte dal racconto, gli attori componevano una partitura fisica - cioè una 
azione scenica - di tre o quattro minuti, la quale, dopo essere stata preparata "al chiuso", veniva 
eseguita nei più disparati e disperati spazi urbani. Questo con tre finalità: a.Studiare come gli imput 
dello spazio urbano facessero sì che l'attore modificasse la propria azione scenica in termini di inten- 
zione espressiva, intensità e durata, b. Studiare come gli elementi dello spazio urbano prendessero 
parte all'azione scenica (rumori del traffico, passanti interagenti con gli attori, caratteristiche 
architettoniche in quanto scenografie), c. Studiare come lo spazio urbano potesse essere modificato 
dall'intervento scenico; come - cioè - quel codice sottinteso e quotidiano che regola l'utilizzo dello 
spazio potesse esplodere, disgregarsi, ai fini di generare un rapporto nuovo tra spazio e corpi umani. 



Ipotesi videotestuali sulla moltiplicazione della personalità, personalità videotestuali sulle 
micromoltiplicazioni delle ipotesi, micropersonalità ipotetiche sulle moltiplicazioni videotestuali, 
moltiplicazioni videotestuali sulle ipotesi della micropersonalità. Luther Blissett presenta questo video 
dedicato a Mara e a Luther Blissett. 



INNESTI - Guida Illustrata alla Navigazione Mentale. 

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AFASIA PSICOFREDY 



Un videoviaggio di I.O.T.A.Z. 

"...Unico per ricchezza e sperimentazione... Meraviglioso in tutti i sensi... un vero falso...' 

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yacpra 10 



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via Paradiso, 3 40122 Bologna 

in vendita a £.16.000 



izionautico Luther Blissett 



Orbene, in base agli interventi svolti è possibile ribadire quanto segue: 

1. Il rapporto con la violenza sensoriale dell'ambiente esterno potenzia nell'attore la capacità di 
ascoltare il proprio silenzio, di individuare il nucleo-base, il cuore della propria partitura, di capire gli 
impulsi primari, "necessari" che sono preposti all'azione. 

2. Una medesima azione in spazi differenti produce effetti differenti sia sull'attore a causa delle carat- 
teristiche dello spazio (una stessa azione, per esempio, è stata compiuta prima in una piazza e poi in 
una cabina telefonica), sia sul pubblico occasionale a seconda del luogo. Alcuni esempi: a. all'interno 
dell'ipermercato Pianeta abbiamo registrato tra i consumatori un assoluto annullamento sensoriale; 
in questo genere di spazi sarà pertanto auspicabile effettuare interventi scenicamente perforanti di 
inaudita violenza, b. Sull'autobus (il 14 dall'ospedale S.Orsola a via Ugo Bassi) il sentimento domi- 
nante riscontrabile tra i passeggeri era la paura, anzi il terrore. In questi spazi mobili occorrerà dunque 
puntare su azioni che détournino lo spazio in modo poetico, cioè affermativo. Una caratteristica di 
quest'ultimo stage che dovrà esser mantenuta sarà quella di adeguare le azioni alla fluttuazione 
circolante del pubblico, facendo sì che gli attori si diano il cambio salendo e scendendo a fermate 
prestabilite, c. Per quanto riguarda i luoghi del centro converrà trascurare quelli più predisposti alle 
rappresentazioni, come Piazza Maggiore (dove la gente, riunendosi, applaudiva finanche il training di 
riscaldamento), e occuparsi invece di quelli dove si espleta il Potere. Davanti al McDonald's di via 
Indipendenza, ad esempio, l'azione scenica ha fatto sì che agli avventori del locale cadessero i vassoi 
con tutto il cibo (?) e gli attori sono entrati in conflitto con le guardie carcerarie che servivano tale 



rancio. 



3. Dal punto di vista sociografico possiamo dire che da parte dei borghesi (termine tramontato) si è 
riscontrata la tendenza al disinteresse assoluto e al fastidio, come è ad esempio capitato davanti ad 
una birreria chic vicino a Strada Maggiore, nonché davanti all'Arena del Sole (dove tutti, ma proprio 
tutti - uomini e donne, vecchi e bambini - indossavano la pelliccia) dove andava in scena il "teatro 
politico" del buffone di corte Dario Fo. Le persone che hanno invece felicemente interagito con le 
azioni sceniche sono state: due vecchi ubriachi in Piazza Re Enzo, uno dei quali si è messo ad aggre- 
dire verbalmente dei vigilantes venuti a controllare; un gruppo di militari di leva in via Rizzoli; degli 
ultras del Bologna ancora in Piazza Re Enzo. Sembrerebbe dunque - per quanto siano solo degli 
esempi - che la necessità di vivere lo spazio urbano in modo non più passivo ma affermativo si sia 
manifestata soltanto in esponenti delle classi (termine tramontato) medio-basse, popolari, 
sottoproletarie (termine tramontato). Di conseguenza, il teatro situazionautico è strumen- 
to della guerra di classe (termine tramontato): invadendo e saccheggiando gli spazi e i 
codici di valore d'uso (termine tramontato) relativi, si persegue l'autonomia delle classi 
(termine tramontato) proletarie (termine tramontato) non più rispetto al luogo di lavoro 
bensì rispetto a tutto lo spazio-tempo, all'ambiente quotidiano. 

n ., , pagina 1 1 

Per il futuro prossimo c'è in serbo un altro stage dal 28 marzo all'I aprile, sempre alle Caserme Rosse 
durante il quale si lavorerà dalle 16 alle 20 al chiuso e nelle ore serali e notturne all'aperto- l'ultimo 
giorno si lavorerà da mezzanotte all'alba. I partecipanti a questo stage, assieme a quelli che hanno 
partecipato al precedente, andranno in 
scena con lo spettacolo QUADRETTI BO- 
LOGNESI che si terrà in parte in varie 
strade di Bologna, in parte in una sala 
del quartiere Navile. 



Luther Blissett 



Bollettino della 



Ventoso - Germinale anno 203 



Inserto al Numero Zero di Luther Blissett, Aprile/maggio 1995 



Associazione Psicogeografica 
lo203 di Bologna 



EDDIE TORIALE (Chi 



è?) 



Questo è il bollettino ufficiale dell'Asso 
dazione Psicogeografica di Bologna (c/o F. 
Guglielmi, c.p. 744, 40100 Bologna cen- 
trale). Esce come inserto alla rivista 
LUTHER BLISSETT, e si chiama anch'esso 
LUTHER BLISSETT. Questo perché l'A.P.B. 
aderisce, fin dalla tarda estate del 1994, 
al LUTHER BLISSETT Project. Se tanto ci 
dà tanto, tutti i membri dell'A.P.B. si chia- 
mano LUTHER BLISSETT. 
Non pretendiamo che chi legge LUTHER 
BLISSETT sia interessato a tematiche 
prettamente locali; ma la ristrutturazione 
urbana che l'A.P.B. sta monitorando e con- 
testando ha caratteristiche comuni a quel- 
la che avanza in molte altre città europee. 
Bologna è ad un tempo anomala e 
paradigmatica, diceva quel tale, così que- 
sto bollettino potrebbe stimolare la fon- 
dazione di altre associazioni 
psicogeografiche in giro per l'Italia. 
Vi invitiamo a spedirci mappe, articoli, 
foto, risultati dell'esplorazione della città 
in cui vivete, materiali che col tempo po- 
trebbero costituire inserti specifici. 
Esistono altre associazioni 
psicogeografiche in Europa, ed in 
particolare a Londra (LONDON 

PSYCHOGEOGRAPHICAL ASSOCIATION, 
Box 15, 138 Kingsland High Street, 
London E8 2NS, UK) e Helsinki (HELSINKI 

PSYCHOGEOGRAPHICAL SOCIETY, box 
123, 00201 Helsinki, Finland). 




006 1 084303 7 9 



Aggressione 

Totale 
Computerizzata 

Quando il controllo sociale (a Bologna come nel resto 
del mondo) era meno capillare e più alla buona, l'Azien- 
da Trasporti, come l'Acoser e altre municipalizzate, for- 
niva energumeni e spie alla causa della repressione 
antistudentesca. Era il 1977 o giù di lì: burocratini, ope- 
rai e tranvieri erano chiamati a difendere, col manico 
di piccone del socialismo, il Modello Emiliano, il Com- 
promesso Storico e la Repubblica "nata dalla Resisten- 
za". Scrive Giorgio Bocca (non certo un sovversivo): 
"Cade uno dei miti dell'Italia repubblicana e alla prova 
dello scontro riappare la doppia organizzazione del PCI. 
A Bologna l'apparato paramilitare e violento è fornito 
da alcune aziende municipalizzate, dai loro servizi d'or- 
dine con cui la pubblica amministrazione fornisce aiu- 
ti e forza al partito: cosa per niente inedita in un paese 
dove il partito di governo, la DC, considera lo stato come 
una sua proprietà, ma sempre scandalosa. Sta di fatto 
che ci sono uffici del comune che provvedono a sche- 
dare i nuovi sovversivi, gli avversari del partito, e che 
nella circostanza si mettono a disposizione della poli- 



zia" ( G. Bocca, Noi terroristi, Milano 1985). 

Sono passati vent'anni, il mondo non assomiglia più in niente a quello di allora, e anche 
Bologna è molto diversa. Gli autobus non sono più gratuiti (sono anzi i più cari d'Italia); la 
città si ristruttura e l'università si decentra; aumenta la polarizzazione tra centro e periferia, 
e nel contempo si saccheggia il territorio per imporre alla città una monocoltura mercantil- 
fìeristica. Inoltre il PCI non esiste più, almeno nominalmente. Una cosa però c'è ancora: lo 
zelo parapoliziesco dell'ATC: ieri si trattava di legnate, oggi di "nuove tecnologie". Ma proce- 
diamo con ordine. 

Ovunque vanno spuntando videocamere e sistemi di controllo. Dovrebbero servire a 
"razionalizzare" la circolazione e il traffico in una Bologna strangolata dall'inquinamen- 
to. In realtà, questi robocops presidiano ciò che Bologna sta diventando: una città 
in cui l'aria la respirerà solo chi potrà comprarsela. 
Tutte le misure "anti-inquinamento" dell'amministrazione vanno in 
una sola direzione: spostare l'emergenza ambientale "un po' 
più in là". 

Il Worldwatch Institute avverte che "per evitare 
la catastrofe materiale e umana" i paesi 



/ 



industrializzati dovrebbero "punta- 
re a una riduzione del 90% 
[del consumo dei ma- 
teriali], per di- » 
mezza- 



m 



li 





■ ■;■ 
















re il 

consumo mon- 
diale" (J. Young, "World 
Watch", ed. it., ottobre 1994) 
Ciò significa, tra le altre cose, che la Ci 
viltà del Motore a Scoppio DEVE finire, non ba- 
sta aspettare che si esaurisca il petrolio: potremmo esau- 
rirci prima noi. La maggior parte delle amministrazioni locali fa 
sfoggio di nichilismo e, semplicemente, SE NE FOTTE. La signoria elettiva 
della nostra città, più sottilmente, finge di non vedere a un metro dai confini 
comunali, e mette vigilantes elettronici a sorvegliare il centro storico, come se il problema 
fosse davvero questo! Visto poi che queste limitazioni non s'accompagnano ad alcun calo dei 
prezzi dei mezzi pubblici, siamo autorizzati a pensare che il vero progetto sia quello di 
cacciare da Bologna i meno abbienti, o comunque di spolparli il più possibile. In centro potrà 
entrare con la macchina solo una ristretta élite di yuppies e bottegai, ed ecco costruito un bel 
salotto borghese, con vetrine e gallerie commerciali, luogo di consumi demassificati e di 



V 




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deliziata circolazione. Per chi resterà fuori c'è il buon vecchio consumo di massa, il bivacco 
proletario tra le piante finte dei centri commerciali. 

Forse non è la sola tendenza della ristrutturazione a Bologna, ma è certo la più evidente. In 
fin dei conti è solo il culmine del processo iniziato anni or sono con il rabbioso rincaro del 
costo della vita, e con la conseguente migrazione di molte famiglie nelle periferie-dormito- 
rio, o addirittura nei comuni circostanti. 

Tutto ciò è presente come sottotesto nei saggi di oratoria cyberprovincialistica (da articolo 
di "Epoca" su Internet) con ciji ci ammorbano i nostri feudatari. Ed eccoci finalmente all'ATC: 
ben lungi dal rendere l'autobus più utilizzabije da tutti, Comune e Azienda Trasporti ragio- 
nano esclusivamente in termini repressivi, anche ora che hanno sotterrato l'anacronistica 
spranga; una grande risorsa come la telecomunicazione satellitare viene svilita e 
\ piegata all'esigenza di lare più multe, e non solo ai passeggeri... 

Apprendiamo Jalla stampa locale che presto un satellite colleghe- 
rà la centrale ATC ai singoli bus: con un sofisticato sistema 
di telerilevamento, esso fornirà all'ATC il rapporto 
tra volume complessivo dei passeggeri e nu- 
mero dei biglietti obliterati; se il rap- 
porto sarà squilibrato, sarà 
probabile la presenza 
a bordo di 
"clan- 





destini", 
e verranno subito 
inviati i controllori. In tal 
modo questi ultimi non faranno più 
scorribande "infruttuose", e il Comune inta- 
scherà in multe più soldi da poter sprecare in progetti 
megalomani come la Varthema Station progettata dall'archi- 
tetto postmoderno Ricardo Bofill, di cui parliamo in questo stesso bol- 
lettino. E non è ancora tutto: sul bus verrà montata una videocamera che filmerà 
la targa di chi viaggia in corsia preferenziale (un SIRIO mobile). Noi sappiamo che il susse- 
guirsi di Piani e sottopiani-traffico sempre più inadeguati e irrazionali ha reso difficile per 
qualunque automobilista spostarsi senza percorrere, anche solo per un breve tratto, almeno 
una delle numerose preferenziali, ma d'ora in poi attenti: c'è l'ATC che pedina a terra e spia 
dallo spazio profondo. 



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MEZZI DI TRASPORTO 
PUBBLICO ED INTERZONE 

[estratto da L. Blissett, Psicogeografia delie strade, Grafton 9 Edizioni 1996] 

[...] Un cittadino è mediamente un utente abituale dei trasporti pubblici. Infatti, tenendo 
conto che in molte città i centri storici sono chiusi al traffico automobilistico, il mezzo pub- 
blico è quello che viene utilizzato maggiormente per spostarsi sul suolo cittadino (soprattut- 
to nei mesi invernali, in cui l'uso di cicli e motocicli è assai sconsigliato per la salute). Così si 
può calcolare una media aritmetica delle ore di viaggio giornaliere. In una città non troppo 
grande come Bologna , per attraversare la città da parte a parte si impiega all'inarca un'ora. 
Prenderemo in considerazione questo dato estremo (perchè mette in contatto due estremi), 
supponendo che un Persona X (un Luther Blissett) debba attraversare la città tutti i giorni per 
recarsi sul posto di lavoro. Utilizziamo tale dato, perchè ci è più comodo, ma il ragionamento 
non è diverso se si considera un soggetto che faccia giornalmente un percorso più breve, 
cambiano soltano i tempi, che andranno sommati fino a giungere alla media del Luther Blissett 
(se un Harry Kipper usa l'autobus per 30 min. al giorno, impiegherà 4 giorni per ottenere la 
media giornaliera di Luther, il suo TMG (Tempo medio giornaliero) deve essere sempre molti- 
plicato per 4 cosicché i conti risultino gli stessi). 

Un po' di conti: Luther impiega 1 ora per giungere sul posto di lavoro, quindi ne impiegherà 
un altra per tornare in dietro.-Tot 2 h/g 

Tenendo conto che ogni tanto si sposta per altri fini (cinema, spesa, ecc.), supponiamo che 
impieghi in questi spostamenti 1.30 ora alla settimana — Tot 2.21 h/g circa, il che significa 
808.21 h all'anno (33.6 giorni), che sono 1 anno ogni 10.8 anni 

Un Luther ogni dieci anni della sua vita ne impiega totalmente uno viaggiando. Ma dove era 
durante questo anno vissuto su un autobus? In quale zona? E' impossibile stabilire il punto 
preciso in cui si trovava, poiché essendo il mezzo in perpetuo spostamento non si è mai 
trovato in un unico punto determinato (Principio di Indeterminazione di Heisenberg). L'unica 
cosa che possiamo dire è che si trovava genericamente in una zona tra altre due zone (l'abita- 
zione e il posto di lavoro), che è quindi un'INTERZONA, e il mezzo su chi si è spostato (che è 
l'unico "sito" che possiamo delimitare) sarà da considerarsi un MEZZO INTERZONALE DI TRA- 
SPORTO PUBBLICO. L'importanza psicogeografica dei mezzi interzonali deriva anche dal fatto 
che, una volta a bordo, vi si possono compiere due azioni analitiche molto particolari. La 
prima consiste nel prendere coscienza, tramite tecniche di training autogeno, di tutti i rumo- 
ri, le voci e gli spostamenti che avvengono all'interno del mezzo. Brevemente: bisogna consi- 
derarsi come una particella dello spazio panteistica. Poiché non si è la sola particella e si è 
parte integrante dello spazio, risulta necessario percepire tutto ciò che accade in esso. Una 
volta raggiunto tale livello di concentrazione, si può passare alla seconda azione. Essa consi- 
ste nell'effettuare una vera e propria deriva (notare che è una deriva nella deriva, poiché il 
mezzo di trasporto sta viaggiando), tuffandosi nei discorsi, negli odori, tra i corpi della 
gente. 

Poiché si è molto concentrati, e poiché su un autobus esistono molteplici situazioni ed emo- 
zioni (soprattutto se l'autobus è abbastanza affollato), si percepirà un gamma vastissima di 



senzazioni, forse più di quanto sia 
possibile con una normale deriva. 

I PROBLEMI DELLA SOSTA 
I problemi principali che di solito 
toccano la circolazione sono due: 
il traffico e i parcheggi. Parados- 
salmente questi non fanno parte 
della circolazione stessa, poiché il 
fenomeno "circolazione" è legato 
all'idea di movimento, mentre sia 
il parcheggio che il traffico sono 
due situazioni di interruzione del 
movimento. L'origine dei proble- 
mi non è da attribuire, così, alla 
circolazione, ma alla stasi. Come 
al solito è la stasi (quindi la fissità 
[quindi l'identità]) che non funzio- 
na (*). Se STASI = PROBLEMI UR- 
BANI allora per eliminare i proble- 
mi basterebbe perpetrare il movi- 
mento ad oltranza. Il metodo mi- 
gliore a questo fine è, senz'altro, 
l'incremento del trasporto pubbli- 
co sul suolo urbano. Assicurando 
una frequenza altissima di Mezzi 
Interzonali si andrebbe a creare 
un flusso motorio praticamente 
continuo, che sostituirebbe inte- 
ramente la circolazione automo- 
bilistica privata, eliminando così i 
problemi esaminati. [...] 

Luther Blissett 



(*) Filosoficamente si è notato più 
volte che STASI = IDENTITÀ' = 
FISSITÀ' = IMMUTABILITÀ' sono gli 
elementi che condizionano nega- 
tivamente l'esistenza, cercando di 
mantenerla uguale (identica) a sé 
stessa, impedendo ogni evoluzio- 
ne. Infatti quest'ultima è possibi- 
le solo attraverso le mutazioni, e 
il miglior modo per favorirle è cre- 
are delle situazioni di 
indeterminazione e movimento. 
LA CONSEGUENZA DEL MOVIMEN- 
TO E' L'EVOLUZIONE. 




V 



BELLA MERDA 




Testo: 
Luther Blissett 

Musica: 
inno nazionale brasiliano 



I fatti sono i seguenti. 

II nuovo Piano Infraregionale Provinciale prevede un allargamento dell'area aeroportuale di 
Bologna. Di cosa si tratti con precisione non è chiaro, ma certo il disegno che vedete qui 
esposto non lascia presagire niente di buono, o meglio, fa sospettare si tratti di una lunghis- 
sima pista di atterraggio per aerei di grande stazza. Ora, per ovvie ragioni di sicurezza tutti 
i grandi aeroporti italiani ed europei sono costruiti ad almeno venti-trenta chilometri dal 
centro abitato; tutti tranne il Guglielmo Marconi di Bologna, che verrà ampliato pur sorgen- 
do a soli 3 chilometri in linea d'aria dalle due torri. 

C'è dell'altro, però. Nessuno dei provvedimenti previsti da una deliberazione della giunta 



comunale di cinque anni fa a garanzia della vivibilità e della sicurezza delle zone limitrofe è 
stato finora attuato. Le barriere acustiche a protezione di Lippo di Calderara non sono mai 
state costruite. Le centraline di monitoraggio acustico e l'insonorizzazione delle abitazioni 
circostanti non sono state realizzate (se non privatamente dagli abitanti stessi). Nemmeno i 
soldi ricavati da una tassa imposta alle compagnie aeree per gli apparecchi che oltrepassano 
un certo livello d'inquinamento acustico sono stati reinvestiti a questo fine, nonostante le 
promesse. 

E le autorità competenti? Qui viene il bello. Il Marconi è di proprietà dello stato ma, come 
molti altri aeroporti, è gestito da una società privata, la SAB s.p.a. 11 40% delle azioni della SAB 
è di proprietà del Comune, della Provincia di Bologna e della Regione Emilia-Romagna, men- 
tre il resto appartiene alla Cassa di Risparmio e allAssociazione Commercianti. In sostanza chi 
dovrebbe tutelare gli abitanti della città e chi guadagna sulla loro insicurezza sono la stessa 
persona. Credo che di questi tempi si usi chiamarlo "conflitto d'interessi"... La SAB propende 
per un ampliamento, che le porterebbe ulteriori introiti. Quindi le autorità locali dovrebbero 
rinunciare a lauti guadagni per garantire gli abitanti. 

Molto probabilmente entro il 2010 Bologna diventerà un nodo aeroportuale internazionale, 
con grande gioia degli abitanti del quartiere Navile, di Calderara di Reno e di Borgo Panigale 
- che avranno arei sulla testa tutto il giorno - e con un aumento del rischio per tutti i bologne- 
si. "Ma ormai sono stati spesi un sacco di soldi, non si può tornare indietro", riecheggia la voce 
dell'assessore e/o urbanista di turno. Già, e per questo qualcuno dovrebbe vergognarsi ancora 
di più, perché gli abitanti del Navile protestano da vent'anni (la loro documentazione risale al 
1974), chiedendo che l'aeroporto venga spostato o quantomeno declassato, e prima di comin- 
ciare l'ampliamento (chissà perché?) nessuno ha mai imposto alla SAB di mostrare alla cittadi- 
nanza l'intero progetto fino al 2010 (peraltro anche adesso lo si è potuto vedere solo fino al 
2005, quindi ancora senza la nuova pista d'atterraggio). Intanto però la Provincia (uno degli 
azionisti della SAB) ha già posto il vincolo al piano regolatore del Comune di Calderara, com- 
mettendo tra l'altro un'ingerenza indebita attualmente al vaglio del T.A.R. Per quanto riguar- 
da le barriere acustiche pare che la SAB abbia affidato lo studio a un gruppo di esperti. Questo 
un mese fa. Forse riusciranno a installarle giusto in tempo per l'atterraggio del primo jumbo. 



1 MAGGIO 1 995 

CELEBRIAMO LA FONDAZIONE DEGLI ILLUMINAUTI DI BAVIERA 

Concentramento: ore 1 7, Fiera District (BO) 

• 

Adam Weishaupt fondò gli llluminauti l'1 maggio 1776 a Ingolstadt, in Germania, al fine di 
abbattere i regimi monarchici d'Europa. Infiltrando le logge della Frammassoneria, Weishaupt 
diffuse nel continente un messaggio eretico di libertà. Il richiamo illuminauta alla libertà venne 
poi ripreso da associazioni come la Lega dei Giusti, la Società delle Stagioni, il Circolo del 
Pantheon, la Società dei Fiori, il Comitato degli Eguali e - più recentemente - dall'Internazio- 
nale Situazionista, dal Network Globale Neoista e dai Transmaniaci. 

Radicata nel Templarismo e nelle dottrine rosacrociane, questa è una vera e propria 
antitradizione che dovrebbe essere celebrata da tutti i libertari. 

INCONTRIAMO LA CONFRATERNITA INVISIBILE! 
COMBATTIAMO LA TIRANNIA! 
LIBERTA' TOTALE! 
LA NOSTRA ARDENTE STELLA E' LA FIACCOLA DELIA RAGIONE. 



■1 



fi 



L'APB nella 
stazione di 
Bofill. 
Testo di 
Pierluther 
Cervellati. 



Questa amministrazione 
ha una visione del moder- 
no in ferrocemento, è il 
moderno anonimo delle 
periferie. Le conseguenze 
le stiamo già pagando, 
questa città si sta ucci- 
dendo, la cultura si sta 
appannando e dileguan- 
do. 



Anche con torri più basse 
lo sfregio rimarrà ugual- 
mente, poi diranno che il 
piano è stato modificato 
secondo le esigenze e le 
critiche ricevute. 



Anni di rimorsi e vergogna, di incubi e domande: 




RICARDO BOFILL LEVI SAGHIBU 






Il fatto stesso che questo progetto sia arrivato è di 
una gravità enorme, ma se dovesse anche prosegui- 
re questa città oltrepasserebbe il punto di non-ri- 
torno, oltre il quale non potrebbe più essere una 
città. 



Gli amici Verdi si trincerano dietro V Ecopiano, ma 
noi abbiamo una pianificazione che produce solo 
entropia, produce dispersione di energia, e questo 
è il contrario di qualsiasi ecopiano. 



Deriva 



nel 



Futuro Anteriore 




Quei làbari, quei lapida- 
ri tipici di una cultura 
mortuaria... Una cultu- 
ra che anziché comme- 
morare la strage fa il 
monumento alla strage, 
perché il piano di Bofill 
è un colpo inferto alla 
civiltà urbana come lo 
fu quella bomba. 





. ■ ■ ■ :v. 




IL SOBCOWlNMNrE MAK60S ? 



LA PSICOGEOGRAFIA 
£ LO STUblO DEGLI EFFETTI 
SPECHI DE^LI AMBIENTI > 
C<3l4SciArtEMTE DISPOSTI 
N6, SUOE EMOZIONI E 
SUI CortpopT^NTI 





^1 



E coSA 

AVETE CONTRO 
M ME? 



TU HPI UN IMPATTO 
AMBIENTALE. 

DEVASTANTE ' 




UNO SFREGIO SADICO, 
L'ENNESIMO REtftLC 
RI NUOVI PflDRONi 
bELLA CI ÌTA\ Uhi 
COLOSSALE CANTIERE 
flfENTO PER bECENNI. 
UMICO NEMiCD : LA 
RAZIONALITÀ'. E 
CONSEGUENZE 
GRAVISSIME. UM 
"NUOVISMO RETRIVO" 

Pfttso bi Pacca 

6AUA FAmTASCIENZA 

degli anni '40. 

MO&EftNiSMO 
REGIONARIO. 



IL MIO Pfto&Ern> fER LA HU<VA 
Stazione Di Bologna ftlSpoN&E 

flLL£ £5lOEn2E t>| U^CtTVC EUROW 

UE AT>ift NVESniMEMri / 



chiuw quella 
Fogna ! 




NELLA citta chi vociamo costruire non 

CI SflftWHo ALTRO CHE INCONTRI 

n Sorprendenti, ostacoli creativi... 



Davvero illiberale 




effcSSfPHiMLE. SftAEB&E. STATA LMbEft bl h MObERNlTA' " boMiMAMTE NELLA 
SEftLlNO bE6U ANNI '50 SE HITLER AVESSE VINTO LA 6DEfcKA... MACROPILIA 
FETICISMO bEL METfrO CUBO, PROMETEICHE MANIE l>l SftflNbEZZft... ' 



INCANTESIMI Pericolosi. NOI 
P086MD FAR. SALTARE I 
Ponti. E I fonti 




6M\ MA S-APfi^ 
Qutsro NON Ci 
Awta Mica ! 



/A' Emm, LVTW 

fii/«f/7 P0T&88E 



MA L'OR&.'NE 
TORNERÀ' A RIGNA.HSI 




BLlSSETT [" IL TAFANO iU. DORSO DI hE'KOPOUS. 



DOTTORE, l\f]m 6L1S5E H" SFU6CE 
AL COmtrcUlO ISTITUITALE E 



G«ft\ DEL RESTO, rtotf CI 
51 Poi? vA CESTO 

aspettai c H t Toim Si 

BEVETE ftO Li PANZANE 

fSEubeFuwieiu del Comune 




E" NOBILE «HE cHl Vi; OlE uJAKE 

LE TECNOLOGIE A'FiM DI "-lSEW*2i0N£ 
bEPRfcMi ì-'l-'S" Cui NOf 
[MTENfAHo Piec«*i-E • F <Mc»4e irt Città 

JUST6WNN0 SPIRITI LISE*' S.OHE 
6LI5SETT, j l fc, P£R Noi WWl 
C*22l ArtAHl 



MA E' UN TAFANO CHE NON Si Potf SCHIACCIARE. 



Off 

Ah 



«Ili 




FINE. 



Lo psicogeografo rigetta qual- 
siasi tipo di identità territo- 
riale e non, la attraversa, usa 
l'entità fisica senza divenire 
mezzo di propagazione del- 
l'ideologia che la sottende. 
Esempio: il sottoscritto, pur 
essendo tendenzialmente 
ateo, è amante della tranquil- 
lità e delle sensazioni psg pro- 
curategli dalle chiese, ma si 
rende conto in ogni momen- 
to della mole di potere gra- 
vante sulle stesse in forme di- 
verse. Constatato che il rap- 
porto del cittadino medio con 
le pietre su cui cammina è ide- 
ologico, per sottrarre il terri- 
torio allo sfruttamento sim- 
bolico da parte della politica 
è necessario tornare alle 
pulsioni basali che i luoghi e 
gli edifici inducono in noi. 
Questa è la vera psig: diverti- 
re (ossia sviare) le composizio- 
ni arbitrarie di entità spaziali, 
idee e percorsi (storici o fisi- 
ci). 

1 . Dotta, Grassa - parapà - ac- 
cogliente, le 3 T (Torri, Tette 
e Tortellini) - perepè... A par- 
te i tòpoi, che non si modifi- 
cheranno nemmeno quando 
sarà diventata un immenso 
ipermercato o sarà investita 
dalla prossima glaciazione, 
faccio notare che la caratte- 
rizzazione di una città e dello 
"spirito" dei suoi abitanti è 
proporzionale al bisogno di 
identità che esprime, e in ef- 
fetti questo nefasto bisogno 
non può che sentirsi molto in 
una città il cui territorio è sta- 
to spartito tra tante entità 
politiche e culturali contrap- 
poste e ha visto l'avvicendarsi 
di civiltà come quella etrusca, 
celtica e romana. 

ologna ha ispirato e ispira 
sensazioni psig contrastanti a 
i la attraversa. Guccini dice 



che B. è una vecchia signora coi fian- 
chi un pò molli, col seno sul piano 
padano e il culo sui colli... Goethe, 
più basso di Guccini ma con sensibi- 
lità letteraria, va detto, non inferio- 
re, che era in città nel 1786, descris- 
se l'atmosfera di una serata 
autunnale all'ora del passeggio con 
tono alquanto distaccato. Molti scrit- 
tori dell'Ottocento, tra cui Dickens 
e Teophile Gautier, sottolinearono i 
suoi aspetti di città fosca, dimessa e 
claustrale. Lo scrittore e critico dram- 
matico Jules Janin fece incavolare i 
bolognesi pubblicando nell'agosto 
del 1 838 un articolo sul "Journal des 
débates" con le impressioni di una 
sua deriva in una B. desolante. 
1 changing moods che la città infon- 
de rispecchiano l'instabilità dei po- 
teri che essa ha visto avvicendarsi. 
Le lotte e le alleanze delle famiglie 
nel medioevo causavano 
stravolgimenti architettonici (es. le 
torri erano un elemento fortemente 
simbolico. Ve ne erano decine, ogni 
famiglia di rilievo ne faceva erigere 
una. Venivano di continuo distrutte 
durante le faide, roba folkloristica). 
In epoca moderna e fino ad adesso, 
sono state numerose le trasforma- 
zioni e "riqualificazioni" del centro 
storico, dal quale l'abitato ha inizia- 
to a straripare solo all'inizio del se- 
colo. Tra le più rilevanti, l'abbatti- 
mento totale nel 1898 di torri ed 
edifici antichi nella zona fra P.zza 
Maggiore e P.zza Porta Ravegnana e, 
più tardi, l'eliminazione del porto sul 
canale Navile - in seguito coperto - 
nella zona Riva di Reno-Porta Lame. 
Dopo l'era dei grandi mutamenti 
architettonici, è in corso la trasfor- 
mazione della città in "salotto" con 
annessi luna-parx commerciali, non- 
ché una attenta redislocazione de- 
gli apparati commerciali e finanziari 
su base darwinistica . 
2. L'abitato, nella sua storia, è stato 
circondato da tre cinte di mura con- 
centriche. Lascio al lettore l'esegesi 
psg di tale elemento architettonico, 



le sue valenze impositive, 
divisorie, delimitative. Il trac- 
ciato delle due cinte più re- 
centi è ben conosciuto. Un pò 
meno l'andamento di quella 
antica, risalente al IV-V° seco- 
lo d.c, e che fino all'alto me- 
dioevo conferiva ancora uno 
status di comando superiore 
alle famiglie che abitavano al 
di dentro. Erano le cosiddet- 
te "mura delle 4 croci", croci 
dislocate appunto sulle quat- 
tro porte (oggi in S.Petronio). 
Di queste mura sono state 
trovate tracce rilevanti, il che 
permette di ricostruirne l'an- 
damento con sufficiente pre- 
cisione. Il materiale usato era 
la selenite, minerale di gesso 
che abbonda sui monti circo- 
stanti, detto anche "specchio 
d'asino". Per il tracciato esat- 
to e la posizione delle porte 
vedere la mappa. L'area rac- 
chiusa dalle mura primeve ha 
una rilevanza psg notevole, e 
la riprova di questo è che sog- 
getti sensibili avvertono nel 
momento in cui vi entrano e 
ne escono vibrazioni partico- 
lari. Le quattro porte posso- 
no essere considerate punti di 
alto interesse, se non proprio 
omphaloi. Verificheremo. 
Oggi a B., come ovunque, con- 
tinuano a esercitare influen- 
za le vestigia del passato. 
Qualche accenno, per ora: la 
pianta dell'urbs bononiensis 
romana è ricalcata nei suoi 
cardi e decumani ("meridiani" 
e "paralleli", trama e ordito 
delle città romane) da molte 
delle strade principali del cen- 
tro odierno. Es: le vie Indipen- 
denza, Oberdan, D'Azeglio, N. 
Sauro, C. Battisti, Drapperie. 
Molti mattoni appartenenti a 
costruzioni di età romana ven- 
nero asportati e riutilizzati 
per costruzioni di epoche sue- 



cessive. Tra l'altro, è rimarche- 
vole la coincidenza di misure 
tra la lunghezza del mattone 
romano sesquipedale e l'am- 
piezza del mattone bologne- 
se moderno. Alcuni dei palaz- 
zi psicogeopoliticamente rile- 
vanti della città sorgono sui 
siti archeologici più antichi. 
Es: Arena del Sole (su un'abi- 
tazione di epoca villanoviana, 
400 a.c), Ospedale psichiatri- 
co Roncati (su un'abitazione 
etrusca, 280 a.c.) e Palazzo 
Poggi, rettorato dell'Universi- 



da parte dei vertici del Partito, fino- 
ra legati al più bieco materialismo 
marxista, delle influenze geodetiche 
del territorio. Il suddetto sito fu de- 
vastato nel 1 508 da una rappresaglia 
dei Bentivoglio per un'azione simile 
compiuta dai Marescotti l'anno pri- 
ma. Si trattò in entrambi i casi di tu- 
multi popolari. E' facile a questo 
punto considerarle re/azioni a stimo- 
li geodetici. Riguardi) a S. Petronio, 
essa fu la chiesa dei "popolo", della 
borghesia che si opponeva, in un fe- 
roce scontro di poteri, al Vaticano. 
La costruzione dell'edificio passò per 



'otta 

;tiera 




fondato da L.F. Marsigli. Egli 
raccolse documenti antichi 
sull'astronomia e su esperi- 
menti fisici ed eresse la 
specola che domina P.zza Ver- 
di. Egli fu tra gli Immortali di 
Francia e socio d'onore della 
Royal Society di Londra su 
proposta di Isaac Newton (che 
fu Gran Maestro del Priorato 
di Sion, che cospirava per la 
restaurazione dell'impero 
merovingio!). Non ci sembra- 
no coincidenze da sottovalu- 
tare. Da notare il termine 




firn 



1 H 



— 



tà (due tombe etrusche affian- 
cate). Da qui iniziamo a par- 
lare del GRANDE ALLINEA- 
MENTO. 

Insospettiti dalla decisione 
del PDS di cambiare la sua 
sede bolognese (via Barberia 
4, P.zzo Marescotti), abbiamo 
indagato. Considerate le atti- 
nenze possibili del sito, siamo 
stati fulminati da un allinea- 
mento di massima importan- 
za. Il sito si trova sulla Leyline 
che unisce S. Petronio con 
P.zzo Poggi. Siamo orientati a 
considerare una presa d'atto 



mille difficoltà, e la realizzazione 
non ricalca il progetto originario. 
Energie contrastanti si riversarono in 
queste poche centinaia di mq. La 
chiesa abbonda di riferimenti all'or- 
dine celeste: la meridiana indica 
l'equinozio di primavera, e si sono 
indagati poco i nessi tra i bassorilie- 
vi di Della Quercia e la cometa del 
1572. 

P.zzo Poggi, da sempre in mano alle 
classi dirigenti e alla Massoneria. 
Nella famiglia Poggi si annoverano 
da sempre giuristi, alti prelati, scien- 
ziati anche di materie esoteriche. Nel 
1714 accolse l'Istituto delle Scienze, 



* ; - 

"specola": una delle tante ra- 
gioni probabili degli 
allineamenti di siti di potere 
è la possibilità di comunica- 
zioni riservate: tramite lampa- 
de a specchio coperte ai lati 
persone opportunamente al- 
lineate potevano scambiarsi 
messaggi durante la notte. 
Perché il PDS si sposta dalla 
Leyline? E ' giunto il tempo 
di una nuova iniziativa occul- 
tajjfii Nove Ignoti? 



COS'è lo Psic^tttó 



PSICOGEOGRAFIA: s.f. [dal gr. psyché, anima, ghè, ter- 
ra, graphia, segno, descrizione] Secondo lo storico 
franco medioevale Guillaume de Tyre, l'Ordine dei 
Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone 
fu fondato nel 1118 (Guillaume scrisse attorno al 
1180; per questo ed altri motivi, la data resta co- 
munque incerta). Fondatore sarebbe stato un certo 
Hugues de Payen, un nobile vassallo del conte di 
Champagne. Hugues si era spontaneamente presen- 
tato, assieme ad otto compagni, al palazzo di 
Baldovino I, re di Gerusalemme, il cui fratello mag- 
giore, Goffredo di Buglione, aveva conquistato la Città 
Santa diciannove anni prima. Baldovino ed il patriar- 
ca di Gerusalemme, primate religioso del nuovo re- 
gno ed emissario speciale del pontefice, li accolsero 
con elevata cordialità. A detta di Guillaume de Tyre, 

10 scopo dichiarato dei templari era quello di mante- 
nere sicure le strade di Palestina, in particolare per 
difendere i pellegrini. Il re mise a disposizione dei 
cavalieri un'intera ala del suo palazzo e il loro allog- 
gio sorgeva sulle fondamenta del tempio di Salomo- 
ne, da cui l'Ordine prese il nome. 

C'era tuttavia uno storico ufficiale alle dipendenze 
del re: il suo nome era Fulk de Chartres che scriveva 
proprio nel periodo in questione. Stranamente egli 
non fa mai cenno all'Ordine o a Hugues de Payen. C'è 
dunque uno strano silenzio attorno alle attività dei 
templari nel primo periodo della loro esistenza. Non 
esiste nessuna documentazione testimoniante che il 
loro compito era quello descritto da Guillaume; d'al- 
tro canto è difficile credere che nove uomini potes- 
sero badare alla protezione di tutti i pellegrini nella 
vasta terra di Palestina. Se così fosse stato, essi avreb- 
bero accettato ed anzi promosso il reclutamento di 
altri cavalieri: invece, secondo Guillaume, per ben 
nove anni non ammisero nell'Ordine nuovi candida- 
ti. 

Cionondimeno in un solo decennio la loro fama si 
diffuse in tutta Europa. Le autorità ecclesiastiche ne 
encomiavano il comportamento; san Bernardo, prin- 
cipale portavoce della cristianità del tempo, nel trat- 
tato In lode della nuova cavallerìa, proclamò che essi 
incarnavano l'epitome e l'apoteosi dei valori cristia- 
ni. Nel gennaio del 1 1 28 si riunì a Troyes un concilio 
(del quale era ispiratore proprio Bernardo) che sancì 

11 riconoscimento ufficiale dell'Ordine del TemDio e 



insignì Hugues de Payen del titolo di Gran Maestro. 
Nonostante la regola dell'Ordine imponesse forti re- 
strizioni di carattere pauperistico ai suoi componen- 
ti, ciò non impedì all'Ordine stesso di accumulare 
ingenti ricchezze: già dodici mesi dopo il Concilio di 
Troyes, esso possedeva terre in Spagna, Portogallo, 
Fiandre, Scozia, Inghilterra, Francia ed in meno di un 
decennio ne avrebbe accumulate in Italia, Austria, 
Germania, Ungheria e in oriente. L'attività politica del- 
l'Ordine non era limitata al mondo cristiano, ma i 
suoi interessi si stendevano ben al di là di guerre, 
diplomazia ed intrigo politico: si occupavano di de- 
naro (furono loro ad ideare e consolidare l'istituzio- 
ne bancaria), ma anche e soprattutto di pensiero. 
Grazie ai suoi contatti con la cultura islamica e con 
quella giudaica, l'Ordine assunse il ruolo di sinergica 
confluenza di nuove dimensioni della conoscenza e 
delle scienze. Esso aveva il monopolio di tutte le tec- 
nologie più avanzate del tempo (i templari furono 
ad esempio tra i primi ad utilizzare la bussola) e con- 
tribuì allo sviluppo dei rilevamenti topografici, della 
cartografia, delle costruzioni stradali e della naviga- 
zione. Possedeva porti, cantieri, una grande flotta 
commerciale e militare. 

L'invidia e soprattutto la pericolosità derivante dalla 
sua eccezionale potenza portarono alla condanna 
contemporanea del Papato e dell'Impero, la cui azio- 
ne congiunta culminò in un elenco di capi d'accusa 
(in parte sicuramente fittizio) che Filippo il Bello, re 
di Francia, sfruttò per organizzare a sorpresa (ma non 
del tutto) un enorme azione di polizia secondo cui 
Venerdì 13 Ottobre 1307 i Templari di Francia dove- 
vano essere catturati, i loro presidi dovevano essere 
messi sotto sequestro, i loro beni confiscati. In Fran- 
cia, se non altrove, il fato dei cavalieri tratti in arre- 
sto era segnato. Altrove la loro sorte fu migliore: in 
Inghilterra ricevettero soltanto lievi pene (spesso si 
trattava di qualche anno di penitenza in abbazie o 
monasteri); in Scozia, allora in guerra con l'Inghilter- 
ra, non arrivarono mai le bolle papali che scioglieva- 
no ufficialmente l'Ordine, per cui esso continuò a 
prosperare senza problemi; in Lorena, che allora era 
indipendente dalla Francia, essi ebbero l'appoggio 
del duca, che li invitò a mescolarsi e confondersi con 
la popolazione; in Germania furono proclamati in- 
nocenti, dopodiché l'Ordine fu sciolto e molti 



templari entrarono a far parte dei Cavalieri Teutonici; 
in Spagna ugualmente molti di essi trovarono rifu- 
gio in altri ordini; in Portogallo, infine, l'Ordine fu 
scagionato da un'inchiesta e si limitò a modificare il 
proprio nome, assumendo quello di Cavalieri di Cri- 
sto. Sotto questa nuova etichetta esso continuò ad 
esistere dedicandosi ad attività marinare. Vasco de 
Gama era un Cavaliere di Cristo, e il principe Enrico il 
Navigatore era Gran Maestro dell'Ordine. Le navi dei 
Cavalieri di Cristo portavano il simbolo tradizionale 
della croix pattée rossa. E sotto la stessa insegna le 
tre caravelle di Cristoforo (che etimologicamente si 
traduce in "che porta Cristo") Colombo attraversaro- 
no l'Atlantico e raggiunsero il nuovo mondo. 
La parola psicogeografia appare per la prima volta 
con la presentazione saggistica di neologismo in uno 
scritto dal titolo Iter Aeternum ritrovato attorno al 
1900 nel castello di Blanchefort a una quarantina di 
chilometri da Carcassonne, a meno di due da Rennes- 
le-Chateau, nel sud della Francia, attribuito da alcu- 
ni storici contemporanei a Hugues de Payen (Bertrand 
de Blanchefort è stato il quarto Gran Maestro del 
Tempio). Nel testo che porta in calce la data 5 marzo 
1098 si alludeva in realtà al termine 
psychogheogràfia, poi riproposto, nel testo stesso, 
nel francese psychogéographie, cui si attribuisce il 
significato di scienza della descrizione del territorio 
fondata non soltanto sugli aspetti fisici che lo carat- 
terizzano esteriormente, ma anche sugli stati emoti- 
vi che implica il suo attraversamento. Dunque, se l'at- 
tribuzione dello scritto è veridica, non è un caso che 
la Militici Christi di cui proprio Hugues di Payen è 
fondatore e primo Gran Maestro sia stata in ogni sen- 
so la massima espressione medioevale in fatto di 
esplorazione e ricerca, che proprio i Templari abbia- 
no fondato sulla comunicazione e sullo scambio di 
idee con popolazioni ritenute barbare dall'intera 
Europa la pietra angolare della loro forza, che essi, 
forieri di una mentalità non propriamente essoterica, 
abbiano cercato più tardi con esplorazioni "impossi- 
bili" il loro passaggio a Nord-Ovest. 
In epoche a noi più vicine il termine psicogeografia 
compare molto di rado, ma in situazioni di notevole - 
interesse: in una parte dell'Epistolario di 
Michelangelo, allorché descrive a Vittoria Colonna 
la Conversione di San Paolo sulla via di Damasco; in 
una delle lettere di Robert Boyle a Johann Valentin 
Andrea e in un paio destinate a John Locke, allorché 
parla degli effetti benefici dei suoi viaggi a Firenze; 
Isaac Newton in una lettera a Fatio de Duillie, ma 
anche in un passo di dubbia interpretazione de La 
cronologia riveduta e corretta dei regni antichi; Victor 
Hugo in un'epistola segreta a Luigi Filippo, il "re cit- 
tadino"; Jean Cocteau e Claude Debussy in uno scam- 
bio epistolare sulla scenografia di Pelléas et 



Mélisande, di cui lo stesso Cocteau disegnò poi le 
scene. Pare infine che il termine compaia nelle pub- 
blicazioni dei situazionisti francesi negli anni ses- 
santa. 

Questo non costituisce un elenco completo, ma i 
testi citati sono sicuramente i più significativi. 

DERIVA: s.n. Ricordo che spesso mi ritrovavo a giro- 
vagare, senza preoccuparmi troppo della direzione e 
delle distanze, verso i vari mercati e altre parti della 
città che i poveri in ispirito frequentano il sabato sera, 
per sperperare i loro stipendi. Alcuni di questi miei 
girovagare mi portarono lontano, da un mare-quar- 
tiere all'altro: i bar dei Sargassi pieni di avventori e 
videogames, le radure di Bering che si aprivano im- 
provvise in periferia, il Mar Rosso di prostitute che si 
apriva al mio passaggio... E qualche volta, nel mio 
tentativo di dirigermi verso casa con principii 
situazionautici (fissando il mio occhio sulla Stella 
polare e cercando ambiziosamente un passaggio a 
nord-ovest, anziché circumnavigare tutti i capi e le 
penisole che avevo doppiato nel mio viaggio verso 
l'esterno) mi imbattevo improvvisamente in proble- 
mi tanto complicati di vicoli, in entrate così enigma- 
tiche e in tali indovinelli-da-sfinge-di-strade-senza- 
incroci, da confondere l'audacia dei facchini e diso- 
rientare le menti dei vetturini. A volte posso anche 
aver pensato di essere il primo scopritore di alcune 
di queste terrae incognitae, e aver dubitato che fos- 
sero mai state inserite nelle moderne piante della 
città. 

Mentre andavo alla DERIVA, non potevo certo dirmi 
cosciente, ma ero come il cilindro di cera nel gram- 
mofono: in ogni momento, anche se l'acido lattico si 
accumulava nei muscoli delle mie gambe, anche 
quando tutto il corpo andava in debito di ossigeno, 
su di me rimanevano incisi i suoni e le voci confuse, 
le luci e le architetture, i tragitti e i vortici della cir- 
colazione. 

Ricordo poi che casa mia sembrava aprirsi diretta- 
mente sulla Via Lattea. Poiché vivevo nella remota 
periferia, con una collina a separarmi dai mari più 
trafficati, non c'era molto inquinamento luminoso. 
La notte e le stelle vicine, che un momento prima 
brillavano intensamente, parevano d'un tratto spe- 
gnersi per il passaggio di una bruma leggera. Non è 
forse così anche per le nostre conversazioni e feste, 
per i nostri incontri, per le nostre tenaci passioni? 
Sotto quella Galassia incorniciata dal lucernario, pri- 
ma di addormentarmi, immaginavo una grande pian- 
ta della città, e la sovrapponevo mentalmente alle 
costellazioni visibili là in alto. Tracciavo mille seg- 
menti immaginari tra un astro e l'altro, per vedere 
se in qualche modo coincidessero con gli itinerari 
che avevo coperto poco prima. La sera successiva, 



poco prima di uscire, giocavo a popolare il firmamen- 
to delle persone senza nome che avevo incrociato o 
visto nei precedenti viaggi, e cercavo di immaginare 
i loro percorsi nella notte che andava iniziando. Pro- 
vavo a immaginare dove li avrei rivisti e a che ora, 
poi sgombravo la mente da ogni pronostico e da ogni 
cosciente volontà di incontro, e mi chiudevo il por- 
tone alle spalle. Chiamavo questa pratica "APPUNTA- 
MENTO CON NESSUNO". 

Fu così che, già a poche settimane dal mio arrivo in 
quella città, potevo dire di conoscerla, nell'intimo, 
molto più di quanto la conoscessero gli urbanisti e 
gli architetti che l'avevano costruita e, nel tempo, 
modificata. 



LEY LINE: s.f. Linee di flusso di energia (che può esse- 
re geofisica e/o geomagnetica e/o psichica). Esistono 
vari modi d'interpretarle, a seconda dei tipi di studi e 
tradizioni differenti. "L'energia percorre tutto il mon- 
do, ogni cultura la segue a modo suo" (J. Delano 
Hellblazer-. la macchina della paura). Per esempio si 
sa che esistono relazioni tra le Ley lines e gli 
omphaloi. Tale relazione può essere interpretata però 
in due modi, cioè come OMPHALO = INCROCIO di 
LEY LINES (supponendo così che le linee siano ante- 
cedenti gli omphaloi, anzi che li creino) oppure LI- 
NEA DI LEY = LINEA (considerata retta) PASSANTE 
TRA DUE OMPHALOI (che intende perciò la pre-esi- 
stenza degli omphaloi). "L'allineamento lungo miglia 
di un gran numero di oggetti, o luoghi dove si trova- 
no questi oggetti " (A. Watkins, il coniatore del ter- 
mine "Ley line"). Noi ci limiteremo a dire che esiste 
"una rete di [omphaloij [...] uniti da una ragnatela di 
linee... che conduce cariche di energia [.../" (]. Delano). 
Una cosa rilevata empiricamente è che lungo queste 
linee risiedono siti di particolare interesse 
psicogeografico (a causa di avvenimenti accaduti sul 
posto, particolari caratteristiche architettoniche e 
urbanistiche, influenze psicologiche, ecc.). Perciò, una 
volta scoperta una Ley line si è evidenziata una zona 
(quella attraversata) sulla quale è più probabile che 
si presentino situazioni di un certo valore 
(psicogeograficamente parlando). 
Basandosi su questa ipotesi (che come abbiamo pre- 
cedentemente affermato si è rilevata più volte cor- 
retta) c'è chi accomuna le Ley lines con le linee di 
interesse, indicando come omphaloi punti che cat- 
turano un ceno tipo d'interesse. Così facendo si at- 
tribuisce un valore cangiali alle linee, poiché va- 
riando l'interesse variano anche queste [Si noti che la 
definizione di Ley line precedentemente data rimane 



valida, considerando l'interesse come un energia). 
Probabilmente non si può assolutizzare una e una 
sola definizione, poiché ognuna, in realtà, è comple- 
"mentare all'altra. Noi, perciò, le adotteremo tutte. 



OMPHALO(S): s.n. I concetti di luogo sacro, di centro 
d'interesse economico, politico e/o culturale, non- 
ché di epicentro di attività geodetica, si sommano e 
si intersecano in quello complessivo di "omphalos" 
(in greco 'ombelico'). Combinandosi tra loro in ma- 
niera particolare, questi concetti definiscono la si- 
tuazione di ogni caso specifico. Come il 'nemeton' 
della cultura druidica, l'O. può essere un sito in cui 
hanno avuto luogo riti sacri mirati alla catalizzazione 
dell'energia del territorio e rimasto impregnato di 
tale energia e di quella psichica che vi è stata profu- 
sa. (Per quanto riguarda la zona di Bologna, che era 
uno dei bastioni meridionali della Gallia Cisalpina, 
presumibilmente rituali druidici vi si sono svolti fino 
alla colonizzazione romana della Padania nel 191 
a.C). Oppure l'O. può costituire il nodo di una 
sfasatura nei campi magnetici ed elettrici terrestri. 
In molti casi, come per i punti d'intervento su una 
mappa del corpo umano per l'agopuntura, i campi 
di forza si possono deviare o bloccare grazie agli 0. 
Per far ciò sono necessari accorgimenti che seguano 
i dettami della scienza moderna o delle tradizioni 
occulte o della fisica rara; il possesso di questi accor- 
gimenti viene storicamente attribuito a studiosi le- 
gati a confraternite segrete o parzialmente segrete 
quali i Templari e l'antica Massoneria. Esistono vari 
modi per individuare un 0. sul territorio. Allorché 
non si abbiano a disposizione strumenti scientifici 
quali contatori geiger, rivelatori di campi magnetici 
e altri apparecchi di precisione (per altro non sem- 
pre o non costantemente un 0. manifesta peculiari- 
tà di stato magnetico o radioattivo), e non si abbia- 
no a disposizione testi sull'argomento che trattino 
della zona interessata - è necessario condurre ricer- 
che storiche anche su fatti di piccola cronaca, indivi- 
duare aree cui sia stata riservata un'attenzione parti- 
colare da parte delle autorità (sappiamo che la mag- 
gior parte degli O. delle grandi città è occupata da 
caserme e uffici amministrativi, ecc.). Per maggiore 
sicurezza è consigliabile fare delle derive insieme a 
soggetti sensibili. Il tipo di sensibilità richiesta è lo 
stesso della rabdomanzia. Un sito può essere defini- 
to omphalico anche quando esercita un forte influs- 
so simbolico sul territorio circostante, in modo da 
concentrare su di sé le energie psichiche di una con- 
siderevole quantità di persone. 



ARRIVEDERCI AL iNtiiv,, ^ , 




pilatura 

tilìtà delle mappe deriva dalle loro distorsioni 
e parzialità e queste sono le qualità delle 
rappresentazioni geografiche: il tema. D 
paradosso geografico prefende di rappresentare 
oggettivamente un mondo che può essere 
mostrato solo in maniera soggettiva 



— ■ 



LUTHER BLISSETT ALLA 

Sapienza una mattina. 



Ho trovato questo messaggio nel cyberspazio deìYEuropean Counter Network: 



Wed 8 Mar 95 11.01 
By: Arturo Di Corinto 
To: AH 

Re: psicogeografie virtuali 

Sabato prossimo, il giorno 11 marzo alle 9:30, si terrà il quarto incontro di ORIZZONTI NEL 
CYBERSPACE, che ha come titolo: Eindebolimento dell'Essere. Giochi di ruolo e identità nomadi 
— negli scenari postmoderni. 
Jt All'incontro, che si terrà presso le aule del CATTID dentro la Città Universitaria a Roma 
(vicino alla facoltà di scienze politiche), partecipano Luca Giuliano, Canevacci e Perniola. 
jf Anche Domenico Starnone è stato invitato. In qualità di organizzatori, invitiamo FOR- 
0- ^*nì MALMENTE a partecipare tutti i Luther Blissett della penisola e oltre. A chi si presenterà 

come Luther Blissett verrà dato uno spazio psicogeografico di intervento. 
pagina 14 FARE RIZOMA, NON RADICE. NON ESSERE UNO NE' MULTIPLO, ESSERE DELLE 
MOLTEPLICITÀ'. 



Non so davvero come sia andata l'iniziativa, né cosa si intenda qui per "spazio psicogeografico di 
intervento", ma è dall'inizio del '95 che dalla capitale giungono voci sull'uso del multiple name. Se 
qualcuno ne ha tempo e voglia, ci informi sulla situazione. 



il 



storia di un amore carcerato 



Vincenzo Guagliardo 



□DAGHE 9 

ì EDIZIONI 11 



£ 12.000 



Sono inoltre disponibili: 

Sandra Busatta, 
// giaguaro nel vulcano - Chiapas, Mexico 1994 
£.8.000 

SISSC 

(Società Italiana Studio degli Stati di Coscienza) 
BIBLIOGRAFIA ITALIANA SU ALLUCINOGENI E 
CANNABIS 
Edizione commentata 
£.7.000 



: 

II 



m 



Bologna. Il nome di Luther Blissett figurava 
tra quelli dei fotografi e videomakers i cui la- 
vori sono stati esposti a: "PIXIES - Mostra 
catofotografica" , tenutasi al LINK di via 
Fioravanti da domenica 12 a domenica 19 
marzo. 



MANIFESTO DEL LUTHER BLISSETT THEATRE 



1. Il teatro tradizionale non è morto, il teatro tradizionale è Morte. Andrebbe la- 
sciato marcire in quei luoghi ove la comunicazione teatrica - più che altrove - è 
impossibilitata: i teatri con palcoscenico all'italiana. Purtroppo si tratta di una 
macchina succhiamiliardi, miliardi che vanno espropriati e ridistribuiti. 

Il Luther Blissett Theatre si propone dunque, attraverso interventi scenici, di sabo- 
tare gli appuntamenti del teatro tradizionale. 

2. II Luther Blissett Theatre vuole contestare il teatro di ricerca per i seguenti 
motivi: 

- è diventato un ghetto elitario per una piccola fetta di borghesia di sinistra. Il 
pubblico scarseggia perché molti spettacoli sono intellettualistici e/o pallosi. Il 
Luther Blissett Theatre si propone invece di essere popolare, di avere come pubbli- 
co anche coloro che vanno in discoteca e alla partita, magari andando a compiere 
azioni sceniche in quei luoghi lì. In questo modo il pubblico tornerà al teatro. 

- ha sviluppato una filosofia intimista e autopreservativa secondo cui, nell'attuale 
turbolenza postmoderna, il teatro debba proteggersi, essere una sorta di recinto 
sacro. Il Luther Blissett Theatre vuole invece contaminare il teatro facendolo usci- 
re dal suo circuito chiuso di mercato. I cartelloni teatrali devono entrare in sinergia 
con le serate in discoteca, i concerti rock, i raveparties, i programmi radiofonici e 
televisivi, i videogames e i fumetti attraverso azioni sceniche adattabili a situazio- 
ni differenti. In questo modo il pubblico tornerà al teatro. 

- gli esponenti del teatro di ricerca (da quindici anni sempre gli stessi) conducono 
stages e laboratori a vicolo cieco. Non hanno cioè coscienza politica del rapporto 
maestro-apprendista: quest'ultimo, se volto al mestiere, deve essere aiutato. 
Lorsignori invece vorrebbero che tutti restassero allievi a vita. Il Luther Blissett 
Theatre si propone quindi di dare un nuovo valore al rapporto maestro-apprendi- 
sta: il maestro deve subito consentire all'allievo di andare in scena e lo deve aiuta- 
re nella realizzazione dei propri progetti. La trasmissione del mestiere dev'essere 
impegno politico. 

3. Il Luther Blissett Theatre non è teatro politico nel senso storico della definizio- 
ne. Rifiuta il fatto che l'elaborazione formale debba essere vincolata alla trasmis- 
sione di "messaggi". Il "messaggio politico" è chiacchiera. II teatro dev'essere 
invece atto politico, mettere in discussione le coordinate architettoniche e urbani- 
stiche, il sistema dei trasporti, la circolazione delle merci e quant'altro persista 
nello spazio in quanto tale. 

4. Il Luther Blissett Theatre proclama la teatrabilità di tutti gli spazi pubblici e di 
tutti gli spazi privati: chiunque può andare in un luogo e compiervi senza preavviso 
un'azione scenica. 

5. In base a quanto sopra affermato, il Luther Blissett Theatre si proclama teatro 
ufficiale. 





pagina 15 



Tl^e Luther Bd'ssett 3-siòeò football Leagvu 



Sembra che la prima persona a uscirsene 
con l'idea del calcio a 3 porte sia stato Asger 
Jorn, che lo vide come un mezzo per dif- 
fondere il suo concetto di TRIALETTICA - 
un superamento trinitario della struttura 
binaria della dialettica. Stiamo ancora cer- 
cando di scoprire se all'epoca si giocarono 
effettivamente delle partite. Finché la 
LPA (London Psychogeographical 
Association) non organizzò la prima partita 
al Glasgow Anarchist Summer Schooì nel 
1993, si ebbero no- 
tizie incerte sul gio- 
co. Certo si dice che 
Luther Blissett aves- 
se organizzato una 
lega informale di 
squadre giovanili per 
giocare il calcio a tre 
porte durante la sua 
permanenza a 
Watford nei primi 
anni '80, ma sfor- 
tunatamente la no- 
stra ricerca non ha 
avuto conferme de- 
finitive. Nondimeno, 
il nome di Blissett ri- 
marrà legato alla versione a 3 del gioco, an- 
che se in una versione apocrifa. 
La chiave del gioco è che non viene inco- 
raggiata la competitività aggressiva. A diffe- 
renza che nel gioco a 2 porte, la squadra 
non tiene il conto dei goals fatti, ma solo di 
quelli subiti, e vince la squadra che ne ha 
subiti dimeno. Il gioco decostruisce la strut- 
tura mitica bi-polare del calcio convenzio- 
nale, dove una lotta tra "Noi" 
'% e "Loro" mediata dall'arbitro 
™j! ^5 rappresenta il modo in cui i me- 
dia e lo Stato si pongono come 
IP»- elementi "neutrali" nella lotta di 

classe. Analogamente, non c'è 

waqma 16 




alcun dramma psicosessuale tra chi fotte e 
chi viene fottuto - ci sono molte più possibili- 
tà! 

Il campo è esagonale, ad ogni squadra 
vengono assegnati due spicchi opposti, per 
orientarsi nelle contese riguardanti i calci d'an- 
golo e le rimesse laterali. Il settore contenen- 
te la porta è chiamato "Backside", e l'altro 
"Frontside". Se la palla viene infilata nella 
porta di una squadra, quest'ultima subisce il 
goal - questo perpetua emblematicamente 

le qualità 
omofobiche e di 
ritenzione anale del 
calcio convenziona- 
le, per mezzo del 
quale si alza la ten- 
sione omo-erotica 
solo per reprimerla 
e sublimarla. Ma 
l'appropriazione 
trialettica di questa 
tecnica dissolve la 
bipolarità 
omoerotica/ 
omofobica, poiché 
l'attacco successivo 
generalmente impli- 
ca la collaborazione della terza squadra. 
Ciò dovrebbe anche superare la resistenza 
al pieno ingresso delle donne nel calcio. 
Inoltre, la penetrazione della difesa da par- 
te di DUE squadre avversarie impone alla 
difesa di controbilanciare lo svantaggio se- 
minando discordia in un'alleanza che può es- 
sere solo temporanea. Lo scopo verrà realiz- 
zato con esortazioni, comunicazione gestuale 
e una capacità di muovere la palla e i gioca- 
tori in un modo tale che una delle squadre 
avversarie pensi di fare meglio il proprio inte- 
resse cambiando alleati. Tenendo conto che 
una tale decisione potrebbe non essere pre- 
sa subito, una squadra può trovarsi scissa in 



due diverse alleanze. Questa situazione rende possibile l'alleanza tra le due squadre avver- 
sarie, che faranno il massimo uso della confusione. Il calcio a tre squadre è un gioco di 
abilità, persuasione e psicogeografia. 

Quando la palla scavalca la linea di fondo, la squadra a cui appartiene il Frontside 
effettua la rimessa, a meno che non abbia toccato palla per ultima. In tal caso la rimessa 
è effettuata dalla squadra della porta più vicina. Quando la palla scavalca il Backside, la 
squadra che si difende effettua il rinvio, a meno che non abbia toccato palla per ultima, nel 
qual caso la squadra della porta più vicina batte il calcio d'angolo. 

Un semicerchio di fronte alla porta funziona come area di rigore, e viene usata anche per 
stabilire il fuorigioco. Comunque dobbiamo ancora fare esperienza di gioco. In Gran Bretagna 
la LPA ha fondato la LUTHER BLISSETT 3-SIDED FOOTBALL LEAGUE. In Italia, la 
prima partita è stata giocata nel gennaio '95 a Roma dagli Assalti Frontali e da alcuni occu- 
! panti del centro sociale Forte Prenestino. 



Il Calcio * T !f , Po , rt 

Arnva in 1 alld! 

Intervista con Luther Blissett e Bruno Conti: "E' IL CALCIO DEL DUEMILA" . 

di Monteiro Rossi 




Nettuno(Roma), 16 Febbraio 1995. 



Splende un sole primaverile sul piazzale della villa quando dalla Limousine escono sorridenti 
Bruno Conti e Luther Blissett. Li sto aspettando da circa un quarto d'ora nella sala del biliar- 
do della casa dell'indimenticabile Marazico del Mundialito '82 e sono scosso da un brivido 
quando li vedo attraversare la strada calciando e palleggiando con una lattina vuota di birra 
trovata sul selciato. Sono proprio loro i due fuoriclasse del calcio mondiale. Vestiti eleganti, 
qualche chilo e ruga in più, ma sempre sorridenti e in forma; cosa ci fanno insieme nella 
campagna romana il centravanti giamaicano e l'ala tornante romanesca? Questi due ex cal- 
ciatori sono oggi i promotori di una campagna di sensibilizzazione contro la violenza negli 
stadi, per la ridefinizione delle regole del calcio sia fuori che dentro il campo, per riabilitare il 
gioco del pallone, atletico ma anche dialettico, ma anche trialettico, per un ritorno allo sport 
inteso come sana nonché igienica socializzazione tra gli individui. E' a questo proposito che 
hanno deciso di sponsorizzare il CALCIO A 3 PORTE, evoluzione naturale di uno 
sport in crisi, minato alla base da una degenerazione imposta dalla società-mer- 
cato che cancella la teoria del GIOCO sostituendola con codici fasulli che com- 
promettono non solo il suo sviluppo futuro, ma anche quello finora raggiunto. 
Luther e Bruno si conobbero più di dieci anni fa negli spogliatoi dello stadio di 
San Siro dove si giocava la partita Milan-Roma, ed erano allora entrambi le co- 
pagina 17 





lonne portanti delle due squadre. Gra- 
zie alla mediazione del poliglotta Sebino 
Nela, cugino sfigato di MONNEZZA che 
traduceva dall'inglese al romanesco e 
viceversa, fra i due campioni nacque im- 
mediatamente una grande amicizia raf- 
forzata oggi dalla comune passione per 
il CALCIO A 3 PORTE. 
D: Dimmi la verità, Bruno, Il CALCIO A 
3 PORTE te lo ha fatto conscere Luther, 
non é così? 

R: Che te devo dì?! Lui ggiocava in In- 
ghilterra e se sa che là ce sta più fer- 
mento che qui da noi, quindi è loggico 
che lui abbia avuto modo de conoscer- 
lo prima de me... che me stai a pijà per 
culo?! 

D: Ma che cos'è che ti ha spinto a soste- 
nere la propaganda in favore di questo 
sport, e soprattutto che rapporti hai con 
la PSICOGEOGRAFIA? 
R: E me' cojoni, anvedi sta domanda 
(se sente che hai studiato); appena ho 

saputo che ce stavano 3 porte invece che due, 'mbé allora ho capito eh' a percentuale per 
cui la palla può entrare in rete è superiore, quindi penso che é mejo giocà con 3 porte 
invece che due, insomma 'ndò COJO COJO è sempre gol. Per quanto riguarda l'aspetto 
psicogeografico mi sembra piuttosto interessante che all'interno della competizione atletica 
il gioco lasci spazio anche alla tattica dialettica indispensabile per risolvere attraverso le 
alleanze il CHAOS che si forma a centrocampo. A questo proposito lascerei la parola al mio 
amico Luther, col quale abbiamo a lungo discusso sulla questione delle regole giungendo 
alla conclusione che tali regole siano da ridefinire in modo da permettere al gioco uno 
svolgimento più fluido. 

D: Luther, in che modo vanno ridefinite queste regole? 

R: Voglio sdrammatizzare il calcio ma so già che a 50 anni lascerò! 

D: Scusami Luther ma credo di non seguirti! 

R: Il Comune in questi ultimi anni, ha per la maggior parte trascurato le esigenze di noi 
giovani, costretti a crescere vuoti senza essere ascoltati e per il più delle volte, costretti a 
rifugiarci sotto schemi ideologici pur di rivendicare i nostri diritti. 
D: Di quale Comune stai parlando? 
R: Orvieto! 

D: A proposito, come ti poni rispetto alla Lpa (London Psychogeographical Association)? 

R: Non faccio parte di movimenti sovversivi, io! Sono solo e semplicemente 
un centravanti irruente e potente col vizio di sprecare qualche gol di troppo, 
ma col sicuro pregio di non tirarmi mai indietro in area, un portiere forte nei 
palloni alti, un difensore centrale in una squadra che gioca a zona, un 
centrocampista che sa proporre, in una squadra che gioca a uomo! Come 
Quaggiotto so interpretare ruoli diversi con successo. 



4 



pagina. 18 




D: Perché hai dato vita al CALCIO A 3 PORTE? 
R: Non rispondo a domande tendenziose. 

D: Ti ritieni un situazionista o un situazionauta, tutti e due o nessuno dei due, uno sì e uno no 
o uno no e uno sì o uno un po' e un po'? 

R: La mia zona è la trasposizione di un atteggiamento mentale. Nel mio schema tutti si 
sentono attacanti, gli inserimenti non sono preclusi a nessuno, capito? 
D: Hai conosciuto Elton John? H 
R: No. 

D: Non era il Presidente della tua squadra, il Watford?! 
R: Mai giocato in Inghilterra! 
D: Cioè?! Come sarebbe a dire? 
R: Mai giocato a pallone! pagina 19 

D: Ti chiami Luther? Luther Blissett?! 
R: NO. 

D: 'Ma allora con chi sto parlando? Chi siete? Sto impazzendo?! Flavia Fortunato? Stadio 
troppo caro la Juve emigra? L assalto di Radio Blissett! Fiat, la grande svolta, Il professore 
contro il cavaliere?! Aldo Vignocchi: bufera in Rai!! Psicogeografi biassanot!! Che l'arena 
diventi del popolo, incredibile Maifredi! Vitali la Donati e l'allegra brigata?! Chi sono loro?! 
Chi sono io?! 

R: A Luther, ripijate!!! Questo è il calcio a 3 porte, chaos a centrocampo, in difesa, in attacco, 
aò questo è il calcio der duemila, non so se me sò spiegato, e sti cazzi, e scusa se è poco. Qua 
er Chaos, a' confusione, chiamala come te pare, regna su tutto, m'hai capito BBENE ?! Tu 
stai ancora indietro, noaltri semo OLTRE! Vero Luther?! 



e volentieri pubblichiamo: 

UNA MODESTA PROPOSTA PER RISOLVERE IL PROBLEMA DELLE TIFOSERIE 

SPORTIVE e, nel contempo, creare una ricaduta positiva sull'economia italiana 

Anche se la recente morte del tifoso genoano non di interpretare la socialità al di fuori della logica 

può aver minimamente influenzato il bilancio del branco. 

entropico dell'universo, è innegabile che il persi- Di fatto i tifosi sono - accanto ai commercianti - i 
stere della violenza da stadio crei ogni settimana testimonials, e al tempo stesso la punta di lancia, 
problemi sociali e di ordine pubblico sempre di quel fenomeno di de-evoluzione implosiva che 
maggiori. caratterizza la nostra specie alla soglia di quel 
In attesa che si diffonda la mia versione "Mille e non più Mille" di Giovannea memoria: 
antiagonistica del calcio a tre squadre (di cui sto de-evoluzione che potrà essere positivamente ri- 
già studiando una variante 3D con sei squadre), solta solo dalla nostra unione con le numerose 
che sicuramente potrà risolvere la maggior parte popolazioni aliene con le quali siamo già entrati 
dei problemi del tifo, è bene proporre anche qual- in timido contatto. 

che soluzione extra-sportiva: per far questo si deve E' però vero che individui del genere sono sem- 

però capire con che genere di individui abbiamo pre esistiti, e dunque come mai solo in questi ul- 

a che fare. timi anni tali fenomeni di violenza urbana ven- 

Indipendentemente dalla sua estrazione socio-cul- gono alla luce? 

turale, il vero ultra si configura come un indivi- E' presto detto: nei secoli passati - e fino a tutto il 

duo che ha ripudiato qualsiasi uso critico della XIX° secolo - le energie di questi sciagurati erano 

propria intelligenza, qualsiasi capacità di uso po- positivamente incanalate dagli Stati nelle molte 

sitivo di fantasia e creatività, qualsiasi possibilità guerre locali o di colonizzazione, nelle forze di 



polizia, dentro tutte quelle strutture (Inquisizione, manicomi ecc.) indispensabili al controllo e alla 
repressione delle devianze più o meno organizzate, e nelle quali essi potevano soddisfare i loro istinti 
in qualità di boia, secondini o altri tirapiedi. 

Ora, se da un lato è economicamente e socialmente sconveniente agire in modo positivo sulla qualità 
della vita - perché il degrado del vivere è uno dei pilastri della nostra società, e perché si dovrebbero 
intaccare quei privilegi di mafia e stato che la maggior parte del popolo in fondo invidia ed agogna - 
e se dall'altro i nostri governanti non sono ancora riusciti a ristabilire una forma statale autenticamen- 
te repressiva, si può almeno pensare di utilizzare in qualche modo utile alla società la debordante 
animalità delle tifoserie? 

Alla luce di quanto detto sopra io propongo che le formazioni di ultras siano di fatto militarizzate e, 
inquadrate a livello minimo di battaglione, vengano affittate come truppe mercenarie d'elite per le 
varie guerre "dimenticate" in ogni angolo del globo. 

E' ovvio che, per non ingigantire i problemi, queste nuove formazioni andranno aqquartierate lonta- 
no dalle città - ma questo particolare, in fondo, potrebbe essere un ulteriore incentivo alla loro de- 
umanizzazione - e che si impone uno specifico articolo di legge che ne vieti l'uso sul patrio suolo. Ed 
è altrettanto ovvio che non si dovrebbe mai privarli di un serio contatto col mondo dello sport. 
Ma la certa conseguenza è che in tal modo i loro istinti sarebbero deviati dal continuo danneggiamen- 
to del patrimonio pubblico e privato, e che questi giovani altrimenti inutili avrebbero finalmente la 
soddisfazione di uccidere, stuprare e seviziare per nobili cause. E soprattutto è facile immaginare che 
le varie "Brigate Juventus", i vari "Battaglioni Foggia Incedit" così creati, diverrebbero in capo ad 
alcuni anni un'importante fonte di entrate preziose per la nostra economia. 

LUTHER BLISSETT, Rovigo, Febbraio 1995 



A BRIEF EXPLANATION 
[YOU'D BETTER LEARN TO READ ITALIANI ;-)] 



COSA VUOLE LUTHER BLISSETT (What Luther Blissett Wants) - It's an introductory 
page which sums up the debate on the cultural effectiveness of a multiple name concept. 
Anyone can become Luther Blissett simply by declaring themselves to be a part of the project 
and adopting the multiple name. Capitalism masters the world by manipulating those objects 
it wishes to manipulate. By invalidating their own identity, those who become Luther Blissett 
destroy the centrai control mechanism of bourgeois logie. Here is the dancing Nietzsche! 

HIC SUNT LEONES (Henceforth The Lions!) - Some elements of a secret history of 
psychogeography: alternative map-making and underground drifts from druidism to Egypt 
to the Comacine Masters. To be continued... 

LUTHER NEWZ - Accounts on the use of the multiple name in Europe. Luther Blissett 
appears unexpectedly at an exhibition of photographs, at the congress of the Italian BBSs, in 
demonstrations and riots, at a roman lecture on cyberspace, et cetera. 

IL TEATRO SITUAZIONAUTICO LUTHER BLISSETT {The Luther Blissett Situationautic 
Theatre) - Luther Blissett routs Stanislavsky and Strasberg: a subversive method of theatre- 
torture is going to get the bunkers of the élite undefensible and terrorize the exclusive 
neighbourhood. Today, we are no longer stupid enough to imagine that what we do is new, 
or even that such an assertion does not imply a progression - and hence a certain amount of 
"originality". It's just the same old story: TODAY YOUR ART, TOMORROW YOUR LIFE! 

THE LUTHER BLISSETT 3-SIDED FOOTBALL LEAGUE (including: The 3-sided 
Football Comes to Italy & A Modest Proposai to Setile The Hooligans Question) - The 
XXIth century class war is no longer bipolar. It is thrilling and unpredictable, fractal and 
catastrophic, situlogic and frialectic. The 3-sided Football (in USA: 3-sided Soccer) is a way 
of conveying this notion, and a game of skill, persuasion and psychogeography. The pitch is 
hexagonal, two of the teams can temporarily co-operate to break the opposite defence, there 
is no referee to mimic the false "neutrality" of the state and the media. See Emily play. 

A REQUIEM FOR RIVER PHOENIX - The powerful youngster fanzine supersedes itself 
and becomes Luther Blissett (the review you're just reading). 

This review includes Luther Blissett #0, the APB (Bologna Psychogeographical Association) 
newsletter, which is difficult to summarize in English. Ali we could do is translate 
the Glossar^) (What Is Psychogeography?, pages 14-16), but we'd rather save 
our rime and effort by exhorting the readers to rum ali request to our British 
cousins, the LPA, whose address is on the newsletter frontpage. 

pagina 21 




pagina 22 



rad au 

-oureiuBd uou 'cuad ossapy 'eaaiq ip ooobs un ojnAaq oq a ojqaaAip ouos iui 'szuauadsa Bjjaq 
Bun bjbjs ( g - u bujbj„ B||ap auiiujno pa a isaui pipop lap ooiBjjau ij}nj ijpsn uauinu ox^Bnb 
odop - (anp au.iBp.ioou jad ops 'izzOfj buboj/\[ ip a bajis Bp Buuag uoy/fy ip aj-ioui) iaijouj 
ixhb moui aad ajuauiBjjao ouia.iap.ioou aqo ouub un - ^661 F ojnssiAABjdos a uou xiuaouj 
janiy ijopuBiouuB 'odop ojnuiui un aqo ojsojjrad 'bijSoa bj uoo ijopuBpsBj 'Biuud ojnuiui 
un auasjBpuB oijSaui :(ja;iosniJ p as 'ijBUOizBiauaS nuauiBSajjoo jap aaBj b ajBAOid) iubìq 
n\iB3 ip bjia ip auoizaj apusaS bj aqouou 'oijSisuoo ji aainSas ip ospap ouiBiqqB aqo isoo a 
P3 "ooiuib otui un aqqaaip 'aoBid ojsanb o^nj^ "ouiBAaAuos axjuaui iou aiuoo 'ajBsu pijduias 
ajjap i#bj ouos is a o^aj ouusqj ujouj ;(jipapuajjo uou aad ■•^aAiflnflsoo, auiuua} ji ibui laaasn 
uou) ijijn aqoijuo paaAonui a nuBssajajui ijunds ijS aaaijSoo ojndBS ouusq Rua^B rad uo^aj 
i !Bjsaj ui ijjacteo i ubzzu ouos is (■"ajBjuaui B||anb b bui 'boijbjSbub BjajjB oosuaju iui uou 
a) B;uBJBnb-aaAO rjoui y BjnpBid a auizuBj B~"j -auoizBaapisuoo Biumn un ajBj Bp aij]oui a^j 

•Bjuids Bns B| a ojn5Boo ip ajBizuajod 
ons g ojunBsa Bq xiuaoi^j -oniy ojsanb ns a ojboubui a auij bjjb ojsanf) -o}jBSSB ( p Bi5a;Bxjs 
Bun aaaijBaos ip ojunddB bui tojnAB ibui ouiBiqqB uou aqo aaopuBO un ip o oorsijjb o^opojd 
oxjsou jap uojnj 'tjsund aaassa ip o;brba ibui a is uou g 'uba ubzzbo a a^p pfluo 'ijBnj 
-jajjajui 'Bipaui ssbuj Bp - i( BUBduiis„ uoo ubSbiu - ijoquiis isaj 'ijbzzijjbjsuo ajassa ip oiqosu 
iuSo Bp 'oiusijB-iSoiq jBp 'moizBaBduioo ajjBp 'ojbssbcI jb ipuBuiu rep laaqij aaassa aa;od aad a; 
-;aqoi;a a] ajBjnyu ouos ig -osuas aqopanb un BiqqB auoizui;sip e;sanb aqo ossauiuiB a bis aqo 
OAijeSau o OAqisod ' (( aiiuBAOi5 ouauiouaj oAonu,, iuSo pe o^Boi|ddB a^uauiaBjoSaa auaiA aqo 
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-odiuoo uba iep asaadB^ui 1SS0 aiBis ouos apBiis iTBnb Bp aiuauiaiuapuadipui 

OJ^/D OUIBIS 

(ò!M° l ou BUJ ) !°M 'EzuassB aTEi ip iiiadsE ijoSuis luraiB aqo ouos uou 'ioite itS iiini 
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paqma 23 un :x - Iuao Wd Uda ÌU oieis a oisan£) -biusbiuei un ip BpBd is Essa ip BpBd ts as a bi 
-RSisa ibiu a uou : assisa uou uoiiBJiauag ojsj bj ejiotje 'aunmoa ui aiuaiu aaaAE uou 
ip oiibj te aoiio aunuioa ut aiuaiu Bq uou auoizsjauaS Eisanb as aqa ajB^souiip jiaj joafoy 
HBSstjg jai/jn7 tb uoiy)JidUd£) otf v\PQ duizuDj dppiffnu} 07 ajuapB aaBj ip ospap ou 
-usq xiuaoqj uaniy ip uoiiEpaa-xa iiSap lunaiE aqo ouisiiBqiuuBD oisanb oaiuoo oudoad a pg 
buotS Bjiap oiquiBO ui Baniin)! aiBi ajBiSSBJOj b Tisodsip jubaotS,, !iuBiia.iiTB Bp a auEAoiS 
aurea ip spaso ui ioitoaae Bp BiBjodod '(uou a asauSopq) Bisissa.i6o.id a EAiiEajo-opnastQ)^ 
bjistuts Ejianb ip opuoiu pu isjbjiiSSb pB oieaoxt, a is aqo 'Aog poomjg aaaizuBiuoi-oau 
a BisuaAu-xaj BsooiBnb asjoj bs ajsj asaBj pg oisanb ip ooTispTjqqnd aTEiniTno aiuaiqiuEj 
apBA-tad ^qa ì( oujs!I!ubaot6„ pp oosauooiiBp a opiBj nid ip aiuaiu a ( o uou opoiu iu5o py 
t -aiEpraq 
- bisia ip oiund oiui TBp - BiTiBizuaiod aj jad ooueujuìbì ip OTppuq un oiubijos uiraoinoaBs 
BinoaBS ui oubuiu o| aqo osuad a xiuaoqj uadiy ip uoiiBpa.i-xa ttS iiini ip ooiuje ouos 
:auoizoujuioD o biStbisou Bunssau aAuos iqo ut B^osns uou oisanf) aisoddo apsais asajds^ui 
ouos ts bjo[te aqoaad '(opuouj [ap oisaa |B aaip b iuueiiujii aqouE pyod bui) bisiuoSbiub 
opuouj |ap oisaa tb t isxudB,, ]p oie^bìi a ts opusnb maATp luiuuai ut oisod a ts Bura[qoad |i et/j 
Bzzajoqap ]p o;aao uou 'o^uaujiqoouaB ip aao^sj ousja pa oiziuijjBp uy ouBaa.o azuaaajjip 
3\ 'B^as Bun o ^o^uauiiAoui,, un aairniisoo ip o^Bsuad ibui ba3ab ounssau !a|BLu oood mb 
uy oduia; aAajq ip oaiS pu 3isoddE.i}uoD luoizisod aaaua;sos b t;bao^ ouos is a (BjoDsniBUJ 
3„ Bj uoo) Ban^nQ b|jb o^bssb^ auniuoo eiSa^s Bun o^Ban^Bui oubabab uou ^uowBpaj,, 
! oSonj opuooas uj • (Baapo p ajBaa oiusiTEposoquaD) Bartunooyuoo ByappisoD Bijau a^uaiu 
aad TS-reiqDoadsu b ouBApsnu uou exhbjtep a - lAi^npojdu TixisTUEooauj i oup|A Bp o^mos 
-ouoo auaaAE iad oudoad asaoj - }}Dpiffn BDT^ijod E||ap a Banjjno Bjiap yuoajuoo pu o;uB3U]sip 
[! ouBAapiAipuoo auBd Eun Ep aqo '(BuSoiog ip E^p Bjjap auaq EisaqSaoq Bjpp oj[anb) oaaii 
ossa^s ojTBp qiosnuonj l puv^3O0 Ep E^soduioD 3|uauj|Baj assoj auoizEpaa bj aqa o^bj [i i^n; bjij 
outijj -auy E[[E ouij ossop jp E(asjEi[oaos e B^psnia a uou iaijout ijea aad aqo a Banieiiaqoiia 
ip aaauaS oisanb e odueij ji o|Eisaad Bq a|uaujBTqqnpui aqo auTzuBj Bun b^bis a xiuaoi^j janiy 
•euizub/\ i[[a;BJj pp uqij ip eSbs Bun ip Tjoai; i aaassa oaaqqaiioj •••biueaou tuue T[6ap 
Ujanb a eiub^o tuue ijSap iubaoiS i '^^ iap iueaoiS i '§g i jap ;ueaoi5 i \ jiBUOTZEaauaS,, tu 
-luuai ut aaBsuad b B^iopui Ezuapuai Bun asaEd oisanb ui aisisa aqo ajiEiEisuoo ajpyjip a uojsj 

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